PERLE DI SAGGEZZA

Perle di saggezza

Il colore delle gazzelle

di Lorenzo De Cola

Nel suo libro Méhariste (editions Delmas 1944), il capitano Louis Alibert narra i suoi incredibili inseguimenti (nel Sahara centrale) di razziatori Tuareg e non, di ribelli religiosi ecc.
Sono imprese che hanno fatto capire ai nomadi che con questo tipo di francesi si doveva fare comunque i conti, proprio sul tipo di terreno dove ritenevano di essere imbattibili.
E' una lettura leggera, ma anche interessante e istruttiva per chi di deserto si interessa.
In Niger, lungo il Kori (Wadi) Tagueit (pag 64) il nostro ebbe a vedere delle gazzelle che discendevano questo fiume fossile che dall'Air punta verso il fiume Niger.
Il punto è che oltre a vedere delle antilopi Mohr (o ménas che dir si voglia) e ammirarle per la loro eleganza, il capitano ci accenna al fatto di aver visto gazzelle completamente bianche, e aggiunge "una rarità".
Una rarità non vuole dire "esemplari unici".
Conclusione provvisoria: chi si troverà a osservare dipinti rupestri con gazzelle bianche (oltre a segnalarmelo) sappia che non è necessario spiegare questo colore con uno stato allucinato dell'artista, una distorta percezione dovuta a un contesto ritualizzato o sciamanico o simili spiegazioni.
Le gazzelle bianche, completamente bianche, sono esistite.
Lo scudo dello zio di Mai-Boukar
Sempre nello stesso testo, Alibert riporta che un guerriero che lo accompagna in uno dei suoi primi scontri, abbigliato e equipaggiato come un Tuareg, oltre a due spade, a tre pugnali e a una lancia, porta uno scudo tuareg in pelle di giraffa.
Curioso questo materiale dello scudo.
Curioso, perchè H.Lhote al proposito si mostra abbastanza deciso: nel suo Les Touaregs du Hoggar (1984 p. 230) non lascia troppo spazio a varianti "Les Touaregs ne possedent qu'une arme défensive, le bouclier arher fait en peau d'antilope orix". Affermazione ripetuta nella didascalia del disegno alla pagina seguente.
Io credo di più a Alibert, ma quello che conta è che la verifica di questo dettaglio conforta la mia memoria e conferma la piccola discrepanza.
Qualcun altro conosce o ha letto di scudi Tuareg fatti con pelli di altri animali?

 

by Lorenzo De Cola

La dottoressa Moira Wilson contribuirà a cambiare parecchie cose nel campo della datazione della ceramica.
Con teutonica fermezza e altrettanta tenacia i ricercatori dell'università di Manchester da lei guidati hanno scoperto che la ceramica assorbe acqua dall'ambiente esterno in maniera continuativa e indipendente dalle proprietà ambientali stesse.
Si pesa il frammento, lo si riscalda a 500 gradi, lo si ripesa. Ha perso il peso dell'acqua assorbita.
Poi viene il bello: il frammento è monitorato per vedere IL tasso di reidratazione!
Con il massimo rispetto per gli studiosi, vorrei vedere cosa succederebbe se portassimo un frammento di ceramica sahariana (mi raccomando non lavato !) trovato in quell'ambiente iperarido che è il Sahara.
Non vorrei che la scarsissima differenza di peso portasse alla dotta conclusione che il frammento è recentissimo!
Non vorrei che chi effettua il monitoraggio della reidratazione del frammento ...nel suo ambiente, soffrisse di deidratazione.
Forse è per questo che tutti i grandi sahariani (tra i quali il nostro Presidente) bevono poca acqua!
Non vogliono si sappia la loro età!

 

by Lorenzo De Cola

Si tratta di una venere steatopigia (bella e grassissima), non dissimile da altre statuine paleolitiche europee, ma anche africane (ci ritorneremo), ma ciò che letteralmente lascia senza fiato è l' età dello strato in cui sono stati trovati I frammenti: al di sotto di strati di sicuro riferibili al periodo Aurignaziano.
L'età andrebbe come minimo dai 31000 anni AI 35000 anni fa, con possibilità di ulteriori retrodatazioni. (Nature 14 maggio 2009).
E allora?
Fino a oggi si riteneva che in Europa la scoperta dell'arte tridimensionale fosse patrimonio della cultura gravettiana (successiva alla aurignaziana), ma non basta: 35000anni fa in Europa e in Germania vivevano ancora I neandertaliani, e nella grotta di Hohle fels sono stati trovati disegni incisi (a due dimensioni dunque) ma...neppure un'osso umano. Dunque nessuna certezza sul tipo umano che produsse quei frammenti.
Dunque non è impossibile che questa piccola statuina di 6 cm possa essere stata realizzata da un neandertaliano.
E se ciò fosse confermato da future campagne di scavi, beh allora di cambiamenti nella storia dell'arte paleolitica in Europa (ma non solo) ne vedremo non pochi.

 
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