PERLE DI SAGGEZZA

Perle di saggezza

Un gran bel libro del 1938 di Hoyningen Huene (non saprei dire se uomo o donna, e di quale nazione), pubblicato a Londra da B.T.Bradsfort.

Si tratta di un lungo viaggio Cairo Nilo Halfa, Abou Hamed, Khartoum, Fashoda, Lago Vittoria, epoi sul fiume Congo, Stanleyville, Bangassuo, Fort Lamy, Lago Chad, Kano, Zinder, Agadez, In Guezzam, Tamanrasset e Algeri.

Un viaggio non particolare, ripetuto e preceduto da analoghi o identici itinerari. Ma un codice linguistico di tutto rispetto: frasi e parole misurate, verbi dosati, attenzione ai silenzi, alle pause, addirittura ai...profumi.

Un libro con bellissime fotografie dell'autore (con una Rolleiflex con obbiettivi Tessar e pellicole Agfa Isochrome).

Siamo nella regione in cui il Nilo Bianco si getta nel Bahr el Gebel (non lontani da Fashoda), nella terra dei Dinka e degli Zande. E l'autore vede, poi vuole incontrare Yom, la bellezza in persona.

yom

"Is here that I meet Yom: She is naked but for a low belt of electric blue beads of glass and a short black loin/cloth. In one hand, which is painted white to the wrist, like a glove, she holds an ebony and brass pipe, which she smokes languorously. Every moment of her is pure harmony and elegance in all its femine refinement, each attitude exquisite, slow sensuality; every bit of her fabulously plastic body cast iron in motion. Finishing her pipe she slowly draws herself up from the warm ground and, lifting her arms with fingers bent back, sways gently, then starts stamping and leaping with jiggles of delight, raising her tiny, grining head."

Lorenzo De Cola

 

 

 

LA  FAMIGLIA LINGUISTICA DEL MEROITICO E LA REGIONE DELL'ENNEDI

 

Archeo di agosto 2010 include un’interessante intervista al professor Claude Rilly, egittologo, ricercatore al CNRS presso il laboratorio di linguaggio, lingue e culture dell'Africa Nera, studioso di riferimento mondiale per la lingua meroitica.

In Nubia, lungo il Nilo,Meroe e Napata furono importantissimi siti ove crebbe l’organizzazione nubiana che portò in un certo periodo fino alla conquista dell’Egitto e ad insediare qualche faraone “nero”. Per intenderci parliamo di un arco di tempo che ha come perno il VII sec a.c.

Verso il II sec a.c. si assiste alla comparsa del meroitico scritto, un linguaggio che oggi (come è per l'etrusco) possiamo leggere e ascoltare nelle sue sonorità, ma che non possiamo tradurre, capire.

Fino ad ora si pensava che il meroitico scritto affondasse le sue radici in un periodo che NON  arretrava nel passato fino a raggiungere il più antico regno (sempre nubiano) di Kerma, sito sottomesso dagli egizi nel 1450 BC circa.

In sintesi il professor Rilly afferma che il meroitico arcaico risale fino al 2500 a.C,, eche si tratta di una lingua autenticamente africana e NON è un “gergo” isolato, o un linguaggio afroasiatico, parente dell’arabo, ebraico, berbero o copto ecc.

Ma la vera buona notizia viene ora: la filiazione del meroitico c’è stata, e può essere stabilita su solide basi.

Appartiene alla famiglia delle lingue nilo-sahariane, di cui fa parte, udite udite il “tamano” e cioè una lingua ancor oggi parlata nel Darfur e in alcune parti del Sudan.

Come è noto il Darfur e alcune regioni (settentrionali) del Chad sono regioni che i frequentatori di questo sito osservano con crescente interesse.

Il professore è ancor più esplicito quando afferma che la dispersione della lingua all’origine della filiazione può essere fatta risalire al prosciugamento, attorno al III° millennio a.C. della culla originale del loro linguaggio, il Wadi Howar, l’antico e scomparso affluente del Nilo, che nasceva dalle alture dell’Ennedi.

Conclude l’intervista una piccola perla di saggezza: la lingua nubiana che è imparentata al tamano ci è stata preservata dal dizionario italiano-nubiano del 1650 di Arcangelo Carradori, monaco originario di Pistoia.

Chi tra i nostri lettori disponesse di tale testo, non dimentichi di cercare il vocabolo “Zerzura” .

Più seriamente, chi desideri approfondire l'argomento legga   Rilly C.,(2007) La langue du Royaume de Meroe. Paris: Champion

Lorenzo De Cola

 

Recentemente una serie di scoperte (di cui trattiamo anche nelle “perle” ha messo in discussione il principio che i Neandertaliani avessero un’intelligenza assai limitata. In particolare si è visto che svilupparono il pensiero simbolico, criterio questo che si pensava appartenesse solo alla nostra specie Sapiens.
Ora, con una sorta di feedback, si vanno a RIvedere precedenti accenni alla abilità tecnico/manuale dei Neandertaliani, e si RIscopre (e si Rivaluta) il fatto che questi uomini abbiano realizzato utensili di elevata qualità e efficacia, tali da reggere il confronto con quelli prodotti dai Sapiens.
In questo senso chi desidera può andare sul sito della BBC e leggersi un articolo del 2008
(http://www.bbc.co.uk/2/hi/science/nature/7582912.stm )che acutamente metteva in luce quanto sottile (o inesistente, diremmo oggi) sia la differenza tra Neanderthal e Sapiens, fatta eccezione per la notevole prestanza fisica dei nostri “cugini”.
La ricerca, di un team dell’Università di Exeter (GB) si spingeva fino a dire che alcuni utensili Neandertaliani sono PIU’ efficienti di quelli (della stessa epoca) del Sapiens, e arrivava a concludere che dal punto di vista della tecnica esecutiva NON potessero essere invocate maggiori capacità del Sapiens a giustificazione del primato intellettuale che fino ad allora spettava alla nostra specie.

Una delle conclusioni era  che la scomparsa dei Neanderthal NON potesse essere attribuita alla loro minore tecnologia litica.
A corredo di questo articolo, una magnifica immagine di utensile dell’uomo di Neanderthal è più eloquente di tante parole.
Lorenzo De Cola

 
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