PERLE DI SAGGEZZA

Perle di saggezza

Mercante di vacche nel Ciad negli anni '30

Abou digu'en è il soprannome di un mercante francese che negli anni trenta fece un fantastico soggiorno (anche) nel Ciad.

Il suo libro "Mon Voyage au Soudan Tchadien" (Editions Pierre Roger) si caratterizza per la mancanza di data di stampa! Ma il contesto è quello di quel decennio.

E' una vera miniera di osservazioni: non sempre approfondite ma genuine, palpitanti, acute, rivelatrici. Spesso ci dice quel che ha sentito dalla viva voce della gente. E sono esattamente questo genere di dati quelli che contano. Nuove (e spesso piccole) evidenze portate alla luce di chi vuole studiarle. Abbiamo dei nomi di persone, di famiglie ecc. Anche in modo storpiato possiamo pronunciare parole che ricorrevano tra un'etnia ampiamente rispettata da Almasy.

Estraiamo alcuni riferimenti ai Tubu e ai Goran, che scopriamo essere presenti in grandissimo numero a settentrione del lago Ciad. Dunque non ci sono solo sparuti e miserabili gruppi di nomadi nel deserto egiziano, ma un 'etnia potente, su un vastissimo territorio, e con risorse economiche tali da attrarre un mercante europeo.

A pag 179, a proposito delle varie razze che popolano il Ciad dice che a tutte quelle (già) elencate vanno aggiunti sopratutto i Tubou, di origine nubiana e probabilmente Semitica, feroci predoni di cui l'ultimo nido conosciuto è il massiccio montagnoso del Tibesti

Essi stessi si definiscono Teda e gli arabi li chiamano Goràn.

Pag. 183 I Toubous semisedentari, ai quali si applica piuttosto il nome di Goran (senza accento questa volta) sono a nordest di Mao. Hanno villaggi di capanne sui bordi degli "ouadis" ma, fatta la raccolta (di cereali) errano nella boscaglia con le loro mandrie di bovi, montoni e i loro asinelli. I Toubous pastori di cammelli, comunemente chiamati Teda....sono a nordovest di Mao. (seguono considerazioni sulle difficoltà di tassare queste popolazioni e sugli schieramenti dei militari). C'è anche una sezione (militare) per la sorveglianza dei Kréda, che sono dei Toubou "molto incompletamente sottomessi".

Pag 189 (a Mao) feci la conoscenza con i capi Goran Cosso Dogoutchi, Kouma Kobeur, Medela Guiber...con il capo unico dei Teda Kédela Sountal, e suo figlio Bati Kedelai.

A pag 231 e segg. Ci viene descritta una visita di alcune settimane nella regione di Lilloa, a N e NE di Mao. A N'ti c'era una frazione dissidente dei Goran Djabbar si era installata a seguito di discussioni con il capo Fugbou Musta, installato a N'tiri.

A Bir Alali si era installato Cosso Dogotchi, capo dei Goran locali, i Goran Dogordà. Più a S ci sono i Goran Famella di Kouma Kobeur e, a Foskei i Goran Medela di Medela Guiber.

Pag 233 vidi presso i Goran enormi quantità di bovini e di montoni.

Pag 234 Il Gor°n è magro e slanciato, ha il viso sottile, di color "zerga" (grigio) e a volte quasi chiaro, intuiamo in lui una nobiltà che gli impedisce di cedere, e che lo traqscina facilmente verso la ribellione...

Pag 248 un accenno agli immensi territori percorsi dai Toubous: da N'guigmi (estremo punto N del lago Ciad) a Eguei (estremo N raggiunto dal Bahr el Ghazal)

Pag 250 un accenno paleozoologico ...nei dintorni di Dinn e Bir Hadid si accenna alle ossa di caimani e ippopotami che i meharisti raccolgono dovunque.

Dei Goran ne sentiremo ancora parlare.

Lorenzo De Cola

 

 

Qualche notizia sui Beja

In una precedente "perla", quella sui beduini del deserto, apparivano i predoni Beja. I Beja esistono tuttora e vale la pena di visitare questo sito che brevemente se ne occupa. Occupano aree vastissime, ma per quel che ci interessa anche quella zona di confine tra Egitto e Sudan, dalla costa fino...allo Uweinat?

Sarebbe un bel dibattito.

http://www.angelfire.com/az/rescon/mgcbeja.html

Avremo modo di ritornare sui Beja e su un altro popolo delle sabbie (e non solo): i Goran.

Lorenzo De Cola

 

L'inquietante uomo di Flores

Riassumo in estrema sintesi l'articolo di Kate Wong apparso su Le scienze di Gennaio 2010.

Nel 2004 a Liang Bua, una grotta in Indonesia vennero scavati alcuni reperti ossei tra cui quello di un parziale scheletro LB1di una donna adulta alta poco più di un metro e con un cervello pari a 1/3 del nostro (più o meno quello di uno scimpanzé). Gli scavatori proposero si trattasse di una specie umana sconosciuta, e cioè un discendente di Homo erectus la prima specie migrante di uomo, e che le piccole dimensioni fossero la risposta evolutiva alle scarse risorse ambientali: un fenomeno documentato per altri mammiferi ma mai per esseri umani. (vedremo sotto che questa prima proposta è mutata, e non si parla più di Homo erectus)

Ma non basta: Homo florisiensis (se esiste) inverte la tendenza all'aumento del volume del cervello. Nello stesso deposito dei resti ossei vengono trovati utensili e resti di macellazione che non sembravano compatibili con le capacità derivanti dal ridotto volume cerebrale. E non basta: altrettanto incompatibile è che i resti siano datati a 18000 anni fa, e cioè molte migliaia di anni dopo la scomparsa dell'uomo di Neanderthal.

Gli oppositori a tutte queste novità sostengono che l'esemplare rinvenuto era affetto da patologia che impedisce la crescita, e proposero spiegazioni che vanno dal cretinismo alla sindrome di Laron (blocco della crescita).

Ora K.Wong dice che i due schieramenti devono riconsiderare aspetti della loro interpretazione, ma aggiunge che ciò deve avvenire anche alla luce di nuove scoperte come la migrazione fuori dall'Africa degli OMININI (gruppo onnicomprensivo di tutte le specie che fanno parte della discendenza umana dopo la separazione tra uomo e scimpanzè).

Detto da lei!

Tornando al nostro scheletro, il fatto è che questo reperto così "moderno" ha caratteristiche in parte così arcaiche da farlo paragonare a quello di Lucy (3,2 milioni di anni fa).  E ha anche caratteristiche semplicemente scimmiesche, ma altre assolutamente bizzarre: ha un alluce straordinariamente moderno inserito in un piede che ha la lunghezza del 70% del femore! Paragonabile ai piedi del Bonobo. LB1 (è il nome di questo scheletro) camminava in posizione eretta, ma con piedoni di quel genere era come se calzasse le pinne! (immaginatevi quando si trattava di fuggire!). Ma le caratteristiche arcaiche in uno scheletro così "moderno" non si fermano quì. In un remoto passato Homo habilis aveva una miscela di caratteristiche arcaiche e meno, e ciò spinge i ricercatori a chiedersi se anche LB1 e gli abitanti di Flores appartengano a una specie (nuova) primitiva di Homo che NON discenda da H.erectus (che ha proporzioni fisiche simili alle nostre). Ecco la nuova ipotesi che supera quella esposta all'inizio.

Su "Journal of Human Evolution" sono apparsi i risultati di questo studio: l'uomo di Flores occuperebbe due possibili posizioni nell'albero genealogico degli ominini: 1) successivo a H. rudolfensis (2,3 milioni di anni fa) ma antecedente a H.abilis (2 milioni di anni fa), oppure 2) dopo H.abilis, ma prima di H.erectus (1,8 milioni di anni fa). Si assesta quindi un duro colpo all'ipotesi che l'uomo di Flores derivi da H.erectus (fino a oggi il primo ominino a miograre).

Uno dei coordinatori dello scavo del sito dell'isola di Flores pensa che il nanismo insulare abbia sì influito, ma che già al loro arrivo questi ominini abbiano avuto dimensioni molto più piccole dei più piccoli H.erectus conosciuti.

Gli strumenti litici utilizzati utilizzano la stessa tecnica di quella del sito di Mata Menge (880.000 anni fa), a 50 Km da Liang Bua,  e nel complesso somigliano notevolmente ai manufatti provenienti da Olduvai Gorge (Tanzania da 1,9 a 1,2 milioni di anni fa) costruiti da H.abilis (che ha preceduto H.erectus).

E, se volessimo provare a capirci qualcosa?

Beh, la semplice  possibilità che un membro del genere Homo abbia lasciato l'Africa circa 2 milioni di anni fa, e che i suoi discendenti siano rimasti vivi fino a qualche migliaio di anni fa è un'ipotesi straordinariamente stimolante. Significa che non sono stati necessari il gran cervello e i lunghi arti e la complessa tecnologia di H.erectus (1,8 milioni di anni fa) per compiere il gran passo.

Attualmente la prova della più antica migrazione dall'Africa è quella di Dmanisi (Georgia) con i suoi resti di H.erectus (che è susseguente a H. abilis e rientra quindi nella teoria oggi dominante) di statura molto piccola.

Vorrebbe dire che esemplari così primitivi come la piccola Lucy, non hanno chiesto il permesso ai paleoantropologi  e sono partiti per una migrazione fuori dall'Africa  (e che migrazione!) almeno 200.000anni prima di quanto fino ad ora ufficialmente ipotizzato.

In un prossimo futuro vedremo se una patologia umana non identificata possa ridurre il volume cervicale E causare una caratteristica del corpo simile a quella degli australopitechi. Possibilità non ancora esclusa, ma assai poco probabile.

Se questo ominino fosse stato trovato in Africa e risalisse a due milioni di anni fa, allora sarebbe tutto sotto controllo, ma così NON è.

Chissà cosa verrà alla luce nei prossimi anni a Timor, Celebes, Giava, e nel Borneo. Gli antropologi devono trovare la risposta al "buco" di documentazione di questo genere in un arco di tempo da due milioni a diciottomila anni fa. E lo devono trovare in quei luoghi perchè nell'area continentale dall'Africa all'Indonesia (ci viene detto che) è più raro trovare strati dell'età giusta che siano esposti.

Lorenzo De Cola

 
<< Inizio < Prec. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Succ. > Fine >>

Pagina 9 di 14