PERLE DI SAGGEZZA

Perle di saggezza

La copertina del vol. II° dei Viaggi e Esplorazioni del Sahara  di Rohlfs lo ritrae a mezzobusto sullo sfondo del terribile tratto da Murzuk al Kaouar. Il viaggio da tripoli al Bornou  e a Lagos, dalla fine del 1864 al 1867 venne fatto senza altri europei, senza camuffarsi da musulmano e senza incarichi ufficiali, ma come vero erudito. I suoi diari di viaggio sono ora disponibili anche in francese, pubblicati da Karthala (Parigi).

Ed è la forza dell'erudizione che lo spinge in un caldissimo mese di aprile alasciare Murzuk per Tummo, e proseguire per la piana di Madama (parola Tubu che significa pianura rossa). In una nota molto interessante Jacques Debetz (presidente del Cente d'E'tudes sur l'Histoire du Sahara) ci informa sul fatto che a  circa 3,5 Km a Est di Madama si trova Taradjihida, e si chiede se questo sito non possa essere stato l'avamposto più meridionale dei Garamanti. Nel 1931 i militari del GN (Groupe Nomade) scoprirono i resti di una costruzione rettangolare perfettamente costruita con conci provenienti da una cava (tecnica sconosciuta nella regione), e disseppellirono una spada a lama larga e corta, di fattura sconosciuta presso i Tuareg, i Tubu e i Kanuri, e che attribuirono all'epoca romana. La spada era visibile alla locanda del posto militare di Madama fino alla evacuazione dello stesso, nel dicembre 1943. Assieme alla spada vi erano raffinate perle verdi, scoperte nello stesso luogo. Debetz dice che erano senza dubbio di Amazonite, e che erano simili a quelle che si trova(va)no in alcune tombe preislamiche.

Taradjihida come sito non è stato oggetto di alcuna campagna sistematica di scavi, ed è un vero peccato.

Lorenzo De Cola

 

 

L'univers minéral dans la pensée Égyptienne è il titolo di un grande studio di Sydney Aufrére, edito (in due volumi) dall'Institut Français d'archéologie orientale du Caire nel 1991.

Un libro importante e paradossalmente...facile da leggere! Otto parti

I e II  parte geografia e morfologia del mondo minerale egizio

III parte la percezione egizia dei riti e delle offerte a carattere minerale

IV  V  VI parti esame dei prodotti minerali e la gerarchia dai metalli ai minerali più umili

VI parte l'universo chimico

VII la documentazione scritta in nostro possesso sui materiali da costruzione

VIII notazioni sull'uso liturgico  dei minerali

Per il momento, data la quantità INCALCOLABILE di informazioni che ho constatato, mi limito a una vera e estrema sintesi di quanto mi ha colpito del primo capitolo.

L'ampiezza di questo studio traspare già nell'introduzione: a pag XV si dice che per comprendere l'universo minerale egizio è stato necessario studiare anche le montagne e i deserti che ne sono il ricettacolo, e le sedi delle divinità tutelari, di genii benigni e maligni appartenenti a un mondo che secerne angoscia.

pag XVIII il deserto dell'EST TO-NETJER (la terra di Dio) viene opposto al deserto Occidentale sabbioso e arido e sprovvisto di risorse economiche (eccetto le oasi).

E questo è già - per me - una scoperta: parlare di minerali vuol dire cominciare a parlare di deserto.

Le prime pagine prendono in esame i geroglifici legati al deserto, a pag 4 apprendiamo che il geroglifico (due montagne) indica anche la cavità dove sorge o tramonta il sole, e compone anche il nome del dio dell'OVEST Manou che prende il sole tra le braccia prima di infilarsi nel mondo inferiore.

A pag 11 vengono presi in esame i vari geroglifici che indicano i responsabili dello sfruttamento del deserto. Si, perchè il deserto veniva sfruttato. "sovraintendente dei cavatori del deserto" "amministratore del deserto" "intendente dei monti" "intendente di tutti i monti".

A pag 13 apprendiamo che SMNT è il deserto come territorio di prospezione che ha il suo "prospettore geologo" fin dalla VI dinastia.

Ma non è tutto perchè a pag 14 scopro che NB JMNT.T indica il "signore dell'occidente desertico".

Per quelli come noi che pensano sempre al Gilf e allo Uweinat e dintorni, ecco una interessante acquisizione.La montagna, creazione del demiurgo (pag 19) rappresenta a priori un luogo sacro e puro, e lo stesso Amon Re appare come un dio che risiede nella montagna pura.

La montagna ha un suo particolare genio, ed è la dea MERETSEGER che è una dea serpente.

A pag 22 c'è un concetto particolarmente interessante, con il quale concludo. La montagna rappresenta una sogente d'energia per le divinità che la abitano. L'osmosi tra montagna e dio spiega che da una parte l'esistenza di numerosi speos e emi-speos CORRISPONDE A UNO DEGLI ASPETTI PIU' PRIMITIVI DELLA DIVINITA' CHE PROVANO CHE BISOGNA PENETRARE NEL SENO DELLA ROCCIA PER AVVICINARSENE.

Credo che (per ora) bastino queste poche righe per far capire che uno studio di questo livello non si occupa più di "PENSIERO MINERALE EGIZIO"  ma di cultura a 360°.

Lorenzo De Cola

 

 

Segnalo, sul sito della BBC, un bell'articolo (purtroppo solo in inglese) che illustra in modo sintetico ma assai chiaro la straordinaria possibilità di interazione sociale  che era a portata di mano delle donne nell'antico Egitto.

http://www.bbc.co.uk/history/ancient/egyptians/women_01.shtml

Lorenzo De Cola

 
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