Tra i libici del sud tripolino

di Lorenzo De Cola

Non è il titolo di un romanzo d'avventure sahariane, ma si tratta di un  trattato di "etnologia e criminologia" come scritto nel sottotitolo. L'editore ha un nome severo. Giorgio Prosdocimo, e il libro si apre con una bella introduzione di Sergio Sergi, a noi ben più noto per le ricerche di tipo storico in tutta la Libia. Edito nel 1954 Istituto Italiano di Antropologia - città universitaria.
Si tratta di una lunga e articolata esposizione di usi, costumi, reati e repressioni degli stessi da parte dei governanti italiani. Una volta eliminata l'intelaiatura ideologica è ricco di dati reali, notazioni sugli usi, sui costumi, sulle tradizioni e sulle leggende. Affiorano spesso e rendono interessante e varia la lettura.
Curiose le statistiche che accostano i crimini ai mesi e alle temperature, del tutto superate (e diremmo oggi fantasiose) le spiegazioni addotte. Più interessanti gli accostamenti dei reati all'età, al sesso al gruppo etnico o tribale ecc.
Pregevoli le carte finali con accurate disposizioni sul territorio dei gruppi, deati davvero utili per chi si interessi al popolamento tradizionale della Tripolitania.
E per noi?
Interessanti le descrizioni dei modi e dei costumi di caccia, degli "antichissimi" sistemi di marchiatura degli animal, la condizione sociale dela donna, le feste e i riti, i monili delle donne, le trecce artificiali di lana inserite nella capigliatura femminile, che all'autore ricordano molto le pesanti parrucche egizie (pag 24).
Per chi si interessa di architettura vi sono descrizioni di abitazioni trogloditiche.
Apprendiamo, in un paragrafo sui cimiteri, che ik segretario del Profeta, Sidi Abdallah, E
è sepolto a Augila, ma...anche in cinque o sei altri luoghi in Egitto e Siria.
Altra piccola ma interessante novità è la consuetudine tripolina di tutta la famiglia di recarsi sulla tomba il primo venerdi dopo la morte per bruciare profumi. Ancora qualche riga e una notizia ben più interessante: quella di banchetti funebri consumati sulla tomba, e del fatto che tale costume fosse condannato da Geremia e Sant'Agostino.
Dunque un costume preislamico, e fors'anche preromano.
Ma il libro tutto è una piccola miniera di dati, e cioè di evenienze non ulteriormente discutibili.
Proprio quel tipo di dati di cui abbisognano gli etnologi. Una piccola miniera che rischia a sua volta di reinsabbiarsi.