Fairey IIIF Mark IV (© sconosciuto | unknown ©)

Il Fairey di Merga

The Merga Fairey

Nel 2005, durante un viaggio in Sudan, Giancarlo Negro, Stefano Pirola e Tino Sacchi raggiunsero l'oasi di Merga (Nukheila), imbattendosi nel relitto di un aeroplano: un motore a 12 cilindri, un'elica metallica bipala, un serbatoio del carburante e parti della struttura della fusoliera giacevano sulla sabbia. L'elica di grandi dimensioni, apparentemente integra, ed il potente motore stimolarono subito la curiosità dei tre viaggiatori, che una volta rientrati in Italia tentarono di risalire alla storia dello sfortunato aeroplano. Le ricerche non diedero risultato, finché non venni a mia volta a conoscenza del relitto alcuni anni dopo. Nel frattempo si venne a sapere che nel recente passato (1986) il relitto era stato visitato anche da Stefan Kröpelin durante una delle sue spedizioni in Sudan per l'Università di Berlino.

 

 

In 2005, during a trip to the Sudan, Giancarlo Negro, Stefano Pirola and Tino Sacchi reached the Merga oasis (Nukheila), stumbling upon an aircraft wreck: a twelve-cylinder engine, a metallic twin-blade propeller, a fuel tank and parts of the fuselage structure lay upon the sand. The big propeller, seemingly undamaged, and the powerful engine stirred the curiosity of the three travellers who, upon returning to Italy, tried to reconstruct the story of the poor aircraft. Their research did not yield any result, until I got news myself of the wreck a few years later. In the meantime, it became known that the wreck had also been visited by Stefan Kröpelin in the recent past (1986) during one of his trips to the Sudan for the Berlin University.

Il relitto nel 2005 | The wreck in 2005 (Giancarlo Negro)

Da sinistra il serbatoio, l'elica ed il motore | From the left the fuel tank, the propeller and the engine (Giancarlo Negro)

L'elica Reed | The Reed propeller (Giancarlo Negro)

Il motore Napier Lion XIA | The Napier Lion XIA engine (Giancarlo Negro)

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L'elica nel 1986 | The propeller in 1986 (Stefan Kröpelin)

Il motore Napier Lion XIA, accoppiato all'elica bipala metallica Reed, aveva equipaggiato il principale velivolo britannico in uso nelle colonie negli anni Trenta, cioè il biplano Fairey IIIF. La forma del serbatoio del carburante e di una parte del traliccio di fusoliera sopravvissuto confermavano senza dubbio l'identificazione. L'elica portava anche impresso un numero di serie e la data di costruzione, per cui si disponeva di un limite inferiore per l'incidente, che non poteva essere avvenuto prima del settembre 1929.

Questo relitto, "riscoperto" nel 2005, era in realtà piuttosto conosciuto negli anni Trenta. Venne citato nel 1933 da Ralph A. Bagnold, nel suo articolo per il Geographical Journal A Further Journey Through the Libyan Desert:

[...] parti di latte di benzina Shell, parti di un aeroplano della RAF britannica che si schiantò a Merga nel 1930

Più tardi, nel 1935, László E. Almásy lo indicò come "aeroplano bruciato" sulla mappa allegata al suo "Bir Bidi" all'interno del Vol. XVIII di Sudan Notes and Records.

La relazione della missione congiunta Royal Air Force/Sudan Defence Force del novembre 1931, Nota sulla ricognizione a Bir Natrun e Merga della No.2 Motor Machine Gun Company ed aeroplani del 47 (B) Squadron Royal Air Force già segnalava la presenza di un relitto nell'oasi:

[...] attraverso il bacino salato dove l'aeroplano fu perduto nel 1930

Per un caso fortuito anche il principale periodico aeronautico britannico dell'epoca, Flight, parlò indirettamente del relitto, dando notizia di una conferenza a carattere aeronautico. Nel 1934 il Col. B.T. Wilson, che era stato Chief Staff Officer della Sudan Defence Force tra il 1929 ed il 1933, tenne una conferenza presso la Royal United Service Institution dal titolo Il Sudan di oggi, all'interno della quale descrisse il lavoro del 47 (B) Squadron, elogiando l'uso dei Fairey "Gordon" in servizio per i compiti coloniali. In quell'occasione Wilson ricordò un incidente occorso ad uno di questi velivoli proprio a Merga, mostrandone persino una fotografia scattata subito dopo l'incidente.

Era chiaro che non poteva trattarsi che dell'aeroplano i cui resti erano ancora visibili nel 2005. Tuttavia il Col. Wilson aveva menzionato un "Gordon", il che non corrispondeva. Però in pratica il "Gordon" era un IIIF rimotorizzato con un motore radiale ed era il velivolo che ormai equipaggiava interamente il 47 (B) Squadron nel 1934 (dopo aver preso il posto del IIIF), rendendo del tutto probabile una semplice svista dell'Ufficiale.

Furono quindi necessarie lunghe ricerche nei diari storici del reparto della RAF di base a Khartoum per trovare menzione dell'incidente. Sorprendentemente, nei rapporti mensili regolarmente stilati ed oggi conservati presso i National Archives britannici a Kew, non esisteva notizia di un velivolo perduto a Merga. Vi era però l'indicazione di una missione congiunta RAF/SDF svoltasi anche in quell'area nel settembre 1930, con il riferimento ad una relazione che sarebbe stata prodotta alla fine della missione. Tale relazione non faceva parte dei rapporti mensili, purtroppo, ed un supplemento di ricerca si rese necessario per reperire, se ancora esisteva, il documento che finalmente avrebbe gettato luce sull'incidente. Dopo lungo tempo riuscii a trovare nel catalogo dell'archivio inglese una registrazione relativa ad una "ricognizione nel deserto libico ad ovest di Dongola", con fotografie: doveva per forza essere questa e nelle fotografie, ne ero certo, doveva essere presente anche quella mostrata alla conferenza dal Col. Wilson nel 1934.

Quando finalmente entrai in possesso di una copia dei documenti, scopersi di aver avuto ragione su tutta la linea: il relitto di Merga apparteneva al Fairey IIIF Mark IV (G.P.) serial J9802 in forza al No. 47 Squadron RAF, pilotato dal F/Lt A. P. Ritchie comandante del distaccamento RAF durante l'esercitazione del settembre 1930. Scopo della missione era la ricognizione dell'area, all'epoca infestata dai predoni Goraan, per stabilire punti d'appoggio e tattiche da utilizzare nel caso si fosse reso necessario intervenire militarmente contro la tribù di razziatori. Alla missione prese parte un distaccamento della SDF su autocarri a terra ed un distaccamento del 47 Squadron RAF in volo (si trattava di due Fairey IIIF). Era previsto che ogni giorno, prima di stabilire il campo per la notte, gli uomini del distaccamento a terra individuassero una zona adatta all'atterraggio, per consentire agli aeroplani di prendere terra e ripartire il giorno successivo per il proseguimento della missione. Questa procedura si rivelò ottima, ma purtroppo il 25 settembre 1930, giunti a Merga, l'area individuata per l'atterraggio si rivelò traditrice: quello che sembrava terreno compatto era in realtà un bacino di sabbia molle che non era in grado di reggere il peso dell'aeroplano. Il F/Lt. Ritchie atterrò per primo, rimanendo insabbiato e quasi capottando con il suo aereo, senza riportare ferite e danneggiando solamente un poco l'elica, piegando una pala di alcuni centimetri.

Purtroppo però era impossibile far decollare l'aereo da quell'area e ogni tentativo di spostarlo fu impossibile: nemmeno gli autocarri potevano avvicinarsi, perché restavano subito insabbiati. Incredibilmente, l'unica soluzione appariva quella di smontare l'aereo in parti trasportabili a mano da due uomini, per rimontarlo su terreno solido. Vista l'impossibilità di una tale operazione, per via della complessità e del tempo occorrente, in presenza di scorte limitate di acqua e viveri, venne deciso di abbandonare l'aereo sul posto e darlo alle fiamme, dopo aver recuperato alcune parti di valore di dimensioni tali da poter essere trasportate sugli autocarri già sovraccarichi per le necessità della missione.

Lo sfortunato Fairey giace laggiù dal 27 settembre 1930, punto di riferimento nel deserto per generazioni di esploratori.

 

L'autore desidera ringraziare Paul McMillan, Ian Chard, Kuno Gross, Andras Zboray e Stefan Kröpelin per l'aiuto ed il materiale fornito durante le ricerche.

 

 

The Napier Lion XIA engine, coupled to the Reed propeller, equipped the foremost British aircraft in overseas use during the Thirties, that is the Fairey IIIF biplane. The shape of the fuel tank and of part of the remaining fuselage structure confirmed beyond any doubt my identification. On the propeller there was also stamped a serial number and the date of manufacture; a lower limit was therefore available for the date of the crash, which could not have happened before September, 1929.

This wreck, "rediscovered" in 2005, was actually quite known in the Thirties. It was mentioned in 1933 by Ralph A. Bagnold, in his Geographical Journal article A Further Journey Through the Libyan Desert:

[...] pieces of Shell petrol tins, pieces of a British R.A.F. aeroplane which crashed at Merga in 1930

Later, in 1935, László E. Almásy positioned it as a "burnt aeroplane" placemark on the map included with his "Bir Bidi" published in Vol. XVIII of Sudan Notes and Records.

The Note on Reconnaissance to Bir Natrun and Merga by No. 2 Motor Machine Gun Battery and Aicraft of 47 (B) Squadron Royal Air Force, describing the joint Royal Air Force/Sudan Defence Force exercise of November 1931, already mentioned the existence of an aircraft wreck in the oasis:

[...] across the salt pan where the aeroplane was lost in 1930

By coincidence the main British aircraft publication of the time, Flight, indirectly mentioned the wreck by reporting about a conference on aeronautical matters. in 1934 Col. B.T. Wilson, former Chief Staff Officer of the Sudan Defence Force between 1929 and 1933, read a paper on "The Sudan of Today" before the Royal United Service Institution, in which he described the work of No. 47 (Bomber) Squadron, praising the use of the Fairey "Gordon" in service there. On that occasion Col. Wilson recalled an accident which occurred to one of these aeroplanes precisely in Merga, even showing a slide of the crashed aircraft, taken immediately after the event.

It was then clear that it must have been the aeroplane whose remains were still visible in 2005. However, Col. Wilson mentioned a "Gordon", which didn't fit. But the "Gordon" was actually a IIIF with a radial engine, and it also was the aircraft which in 1934 equipped the whole of No. 47 Squadron (after replacing the IIIF), which made a simple oversight by the Officer the most likely explanation.

A long search in the diaries of the Khartoum-based RAF unit was then necessary to find out notice of the accident. Quite surprisingly, in the monthly reports which were duly drawn up and are now kept at The National Archives in Kew, no mention existed of an aircraft lost in Merga. There was notice, though, of a joint RAF/SDF mission taking place also in that area in September, 1930, with a reference to a report that was supposed to have been written after the end of the mission. Such a document was unfortunately missing from the monthly reports, and further research was necessary to find - if it still existed - the paper that could shed some light upon the accident. After much time, I was able to find an entry in the TNA catalogue referring to some "reconnaissance in the Libyan Desert west of Dongola", with photographs: this must have been it, and among the pictures, I was sure to find the slide shown at the 1934 lecture by Col. Wilson.

When I finally got hold of a copy of the papers, I found out I had been right all along: the Merga wreck belonged to the Fairey IIIF Mark IV (G.P.) serial J9802 from No. 47 Squadron RAF, flown by F/Lt A. P. Ritchie, the Commanding Officer of the RAF detachment during the September 1930 exercise. Purpose of the mission was the reconnaissance of the area, at that time infested by Guraan raiders, to establish support points and tactics to employ should a military showdown prove necessary against the marauding tribe. An SDF detachment on the ground with lorries took part in the mission, along with a detachment of No. 47 Squadron RAF in flight (with two Fairey IIIFs). It was planned for the ground detachment troops to locate a suitable landing ground each day, before setting up camp for the night, to allow the aeroplanes to land and leave again the following day to carry on the mission. Such a procedure proved very good but unfortunately, on 25 September 1930, after reaching Merga, the landing ground proved treacherous: what had looked like firm ground actually was a wide patch of soft sand, unable to withstand the weight of the aircraft. F/Lt. Ritchie landed first, ending up stuck in the sand and almost turning over, without injuries and slightly damaging the propeller, with a blade bent by a few inches.

Most unfortunately it was impossible for the aeroplane to take off from that place and any attempt to move it was also impossible: not even the lorries could approach it, for they immediately got stuck in the sand themselves. Unbelievably the only solution seemed to be to dismantle the aircraft in parts which could be carried by two men, and to rebuild it on firm ground. As such an operation was unfeasible for its complexity and the lack of time, with limited water and food supplies, it was decided to abandon the aeroplane in place and burn it, after dismantling some valuable parts small enought to be carried on the lorries, which were already overloaded with the supplies for the mission.

The unfortunate Fairey lies there since 27 September 1930, a desert landmark for generations of explorers.

 

The author wishes to thank Paul McMillan, Ian Chard, Kuno Gross, Andras Zboray and Stefan Kröpelin for their help and for the documents they provided during the research.

Il Fairey IIIF J9802 incidentato | The wrecked Fairey IIIF J9802 (The National Archives, UK)

© 2013 Roberto Chiarvetto