L'univers minéral dans la pensée Égyptienne è il titolo di un grande studio di Sydney Aufrére, edito (in due volumi) dall'Institut Français d'archéologie orientale du Caire nel 1991.

Un libro importante e paradossalmente...facile da leggere! Otto parti

I e II  parte geografia e morfologia del mondo minerale egizio

III parte la percezione egizia dei riti e delle offerte a carattere minerale

IV  V  VI parti esame dei prodotti minerali e la gerarchia dai metalli ai minerali più umili

VI parte l'universo chimico

VII la documentazione scritta in nostro possesso sui materiali da costruzione

VIII notazioni sull'uso liturgico  dei minerali

Per il momento, data la quantità INCALCOLABILE di informazioni che ho constatato, mi limito a una vera e estrema sintesi di quanto mi ha colpito del primo capitolo.

L'ampiezza di questo studio traspare già nell'introduzione: a pag XV si dice che per comprendere l'universo minerale egizio è stato necessario studiare anche le montagne e i deserti che ne sono il ricettacolo, e le sedi delle divinità tutelari, di genii benigni e maligni appartenenti a un mondo che secerne angoscia.

pag XVIII il deserto dell'EST TO-NETJER (la terra di Dio) viene opposto al deserto Occidentale sabbioso e arido e sprovvisto di risorse economiche (eccetto le oasi).

E questo è già - per me - una scoperta: parlare di minerali vuol dire cominciare a parlare di deserto.

Le prime pagine prendono in esame i geroglifici legati al deserto, a pag 4 apprendiamo che il geroglifico (due montagne) indica anche la cavità dove sorge o tramonta il sole, e compone anche il nome del dio dell'OVEST Manou che prende il sole tra le braccia prima di infilarsi nel mondo inferiore.

A pag 11 vengono presi in esame i vari geroglifici che indicano i responsabili dello sfruttamento del deserto. Si, perchè il deserto veniva sfruttato. "sovraintendente dei cavatori del deserto" "amministratore del deserto" "intendente dei monti" "intendente di tutti i monti".

A pag 13 apprendiamo che SMNT è il deserto come territorio di prospezione che ha il suo "prospettore geologo" fin dalla VI dinastia.

Ma non è tutto perchè a pag 14 scopro che NB JMNT.T indica il "signore dell'occidente desertico".

Per quelli come noi che pensano sempre al Gilf e allo Uweinat e dintorni, ecco una interessante acquisizione.La montagna, creazione del demiurgo (pag 19) rappresenta a priori un luogo sacro e puro, e lo stesso Amon Re appare come un dio che risiede nella montagna pura.

La montagna ha un suo particolare genio, ed è la dea MERETSEGER che è una dea serpente.

A pag 22 c'è un concetto particolarmente interessante, con il quale concludo. La montagna rappresenta una sogente d'energia per le divinità che la abitano. L'osmosi tra montagna e dio spiega che da una parte l'esistenza di numerosi speos e emi-speos CORRISPONDE A UNO DEGLI ASPETTI PIU' PRIMITIVI DELLA DIVINITA' CHE PROVANO CHE BISOGNA PENETRARE NEL SENO DELLA ROCCIA PER AVVICINARSENE.

Credo che (per ora) bastino queste poche righe per far capire che uno studio di questo livello non si occupa più di "PENSIERO MINERALE EGIZIO"  ma di cultura a 360°.

Lorenzo De Cola