LA  FAMIGLIA LINGUISTICA DEL MEROITICO E LA REGIONE DELL'ENNEDI

 

Archeo di agosto 2010 include un’interessante intervista al professor Claude Rilly, egittologo, ricercatore al CNRS presso il laboratorio di linguaggio, lingue e culture dell'Africa Nera, studioso di riferimento mondiale per la lingua meroitica.

In Nubia, lungo il Nilo,Meroe e Napata furono importantissimi siti ove crebbe l’organizzazione nubiana che portò in un certo periodo fino alla conquista dell’Egitto e ad insediare qualche faraone “nero”. Per intenderci parliamo di un arco di tempo che ha come perno il VII sec a.c.

Verso il II sec a.c. si assiste alla comparsa del meroitico scritto, un linguaggio che oggi (come è per l'etrusco) possiamo leggere e ascoltare nelle sue sonorità, ma che non possiamo tradurre, capire.

Fino ad ora si pensava che il meroitico scritto affondasse le sue radici in un periodo che NON  arretrava nel passato fino a raggiungere il più antico regno (sempre nubiano) di Kerma, sito sottomesso dagli egizi nel 1450 BC circa.

In sintesi il professor Rilly afferma che il meroitico arcaico risale fino al 2500 a.C,, eche si tratta di una lingua autenticamente africana e NON è un “gergo” isolato, o un linguaggio afroasiatico, parente dell’arabo, ebraico, berbero o copto ecc.

Ma la vera buona notizia viene ora: la filiazione del meroitico c’è stata, e può essere stabilita su solide basi.

Appartiene alla famiglia delle lingue nilo-sahariane, di cui fa parte, udite udite il “tamano” e cioè una lingua ancor oggi parlata nel Darfur e in alcune parti del Sudan.

Come è noto il Darfur e alcune regioni (settentrionali) del Chad sono regioni che i frequentatori di questo sito osservano con crescente interesse.

Il professore è ancor più esplicito quando afferma che la dispersione della lingua all’origine della filiazione può essere fatta risalire al prosciugamento, attorno al III° millennio a.C. della culla originale del loro linguaggio, il Wadi Howar, l’antico e scomparso affluente del Nilo, che nasceva dalle alture dell’Ennedi.

Conclude l’intervista una piccola perla di saggezza: la lingua nubiana che è imparentata al tamano ci è stata preservata dal dizionario italiano-nubiano del 1650 di Arcangelo Carradori, monaco originario di Pistoia.

Chi tra i nostri lettori disponesse di tale testo, non dimentichi di cercare il vocabolo “Zerzura” .

Più seriamente, chi desideri approfondire l'argomento legga   Rilly C.,(2007) La langue du Royaume de Meroe. Paris: Champion

Lorenzo De Cola