Il nome di Fabrizio Mori è e rimarrà nella storia dell’arte mondiale per le sue scoperte sull’arte rupestre dell’Acacus, e per le grandi sintesi e gli approfondimenti proposti al mondo scientifico tramite le sue pubblicazioni. Chiunque voglia studiare la preistoria del Fezzan parte dai lavori di Mori e continua con le pubblicazioni dei team dell’Università La Sapienza di Roma.
Nel suo Le Grandi Civiltà del Sahara Antico – Il distacco dell’uomo dalla natura e la nascita delle religioni antropomorfe (I° ediz 1998 l’Erma di Bretschneider Roma) dedica il capitolo 11 a questo argomento, mai più ripreso da altri studiosi.
Prima di riassumere brevemente questo interessante punto, apro una parentesi e segnalo a tutti coloro che vogliono acquisire una visione ragionata delle problematiche che suscita l’arte rupestre, il bellissimo capitolo II, “La funzione estetica e l’insorgenza del “fatto d’arte””. Potrà anche essere una visione datata (e a mio parere NON lo è!), ma che ampiezza culturale, che “respiro”, che spessore emerge da quelle pagine!
Chi le legge, le rilegge!

Le coppie di fori orizzontali paralleli nella roccia sono, secondo Mori, una delle manifestazioni più singolari della scultura rupestre, indirettamente collegate alle opere d’arte del Tadrart Acacus.
Hanno diametro più o meno uguale, da 1,5 – 2 cm (nota mia) fino a un massimo di 15 cm circa. I fori sono circolari o sub ellittici.
Hanno inoltre una caratteristica unica e di difficile comprensione: non sono fori ciechi ma sono COLLEGATI da una perforazione interna alla roccia, di forma vagamente sub circolare.
Non sfugge a nessuno di noi la difficoltà di eseguire una perforazione interna alla roccia con tecniche del tutto manuali, e ad altezze e condizioni da trapezista.
A Uan Harig vi sono 55 – 60 coppie di fori che salgono da 1,5 m fino a circa 40 m di altezza, e sono eseguiti sulla superficie verticale della parete, o sul loro spigolo vivo o sul loro diedro. Anche su pendenze negative (strapiombo).
A In Farden vi sono tre coppie di fori, a In Eidi e Imha vi sono altre coppie di fori.

Da autentico spirito libero Mori non ha alcun timore nel citare analogie con i fori paralleli nel tempio di Tarxien (Malta) (tuttavia, aggiungo, le coppie di fori verticali si trovano principalmente su monoliti lavorati dall’uomo). Menziona anche le differenze delle coppie di fori Acacus – Malta, e cioè che a Malta a volte i fori nella coppia hanno disposizione verticale, e a volte sono eseguiti sul terreno roccioso. Inoltre il diametro dei fori di Malta è inferiore, e sono tra loro più distanti di quelli dell’Acacus. Sempre nell’isola mediterranea, segnala Mori, vi sono anche coppie di fori su un’anfora (la perforazione interna è eseguita nello spessore dell’anfora e non collega interno e esterno della stessa), e coppie di fori appaiono anche su piccole placche d’argilla, che a noi richiamano i bottoni.
Segnala inoltre le coppie di fori sui blocchi del tempio di Uxmal (Yucatan) e su una delle piramidi di Teotihuacan (Città del Messico). Non gli sfuggono neppure le coppie di fori su una stele funeraria a Kerkyra (Corfù) e quelle coppie sullo spigolo di un tempio a Machu Picchu.
Mori afferma che non esiste spiegazione convincente per nessuna di queste coppie di fori.
Che destinazione potevano avere? Perché così poco accessibili?
Scarta l’ipotesi che nell’Acacus potessero reggere impalcature (mancano infatti pitture e incisioni eseguibili a partire da quelle impalcature), e inoltre i fori ad altezza d’uomo di In Farden eliminano l’uso di impalcature.
A Malta non regge la spiegazione che le coppie di fori siano servite per ancorare cardini di porte in legno. Perché farli sul terreno roccioso orizzontale?
Mori conclude che non avevano scopi pratici, e tuttavia un loro uso rituale può essere solo concepito, ma non è facile da precisare.
Allo studioso italiano le coppie di fori richiamano “occhi” (virgolette nel teso di Mori) stilizzati, e a Uan Harig, accanto alle coppie di fori, vi sono incisioni più moderne che richiamano occhi e bocche.
Aggiunge lo studioso che comunque le grandi distanze sia geografiche che cronologiche tra le coppie di fori non trovano spiegazione complessiva, e riferisce che dal punto di vista cronologico nell’Acacus la patina dei fori è totale.
Mori si augura che in futuro si possa trovare una coppia di fori ricoperta da frammenti di colore riconducibili a uno strato di pittura ben definibile cronologicamente.
Poi un’ulteriore e profondo spunto di riflessione: coppie di fori si trovano vicino a incisioni paleolitiche all’Abri du Roc di Angles sur Anglin, e in altri siti della Dordogna.

Il capitolo con le segnalazioni e le riflessioni di Mori non ha avuto seguito…a meno che Pyr non voglia contribuire.
Lorenzo De Cola