Perle di saggezza

Segnalo con piacere a tutti coloro che amano i cani l'articolo (in inglese) che tratta dell'amico dell'uomo a partire da quel che si sa sulla domesticazione, sul ruolo del cane nell'antichità e nei vari paesi del mondo.

Lorenzo De Cola

http://www.archaeology.org/1009/dogs/index.html

 

A tutt'oggi è la più antica ceramica d'Africa. E proviene dal Mali, un'area che personalmente non credevo potesse fornire sorprese di questo tipo.

Eric Huyseycom dell'Università di Ginevra guida una delle più corpose missioni archeologiche internazionali  di tutta l'Africa: circa 50 elementi, e scava a Ounjougu, vicino a Bandiagara (Mali).

Lo scavo si svolge in uno strato di sedimenti alto quasi dieci metri e ricchissimo di testimonianze umane DATABILI.

In uno strato archeologico risalente a almeno 11400 anni bp sono stati trovati tra il 2002 e il 2005 sei frammenti ceramici. Più vecchi dei corrispettivi campioni del medioriente (circa 10000anni bp) e dell Sahara centrale e orientale (circa 9-10000 anni bp).

Oltre al fatto che per il momento è la più antica ceramica d'Africa, il ritrovamento spinge il prof Huyseycom a dire che esso spiega in che circostanze è stata "inventata" la ceramica.

L'invenzione è legata al cambiamento climatico di quel momento in quella regione: da deserto a terra fertile. Si pensa che alla fine dell' ultima era glaciale vi furono fluttuazioni tra clima temperato e freddo. Questo spinse a N del Sahel una fascia di vegetazione larga circa 800 Km, che attirò genti provenienti dall'Africa centrale e australe.

La crescita di cereali selvatici consentì agli uomini di nutrirsene. Ma creò il bisogno di conservarli e cuocerli in  recipienti.

L'adattamento umano rispose inventando la ceramica, dice l'archeologo svizzero. Questa invenzione va di pari passo con quella di piccole punte di freccia, probabilmente usate per la caccia di piccoli mammiferi in quelle pianure fertili.

Huyseycom ricorda che l'altra area che ha restituito simile ceramica e punte di freccia è il triangolo tra Siberia, Cina e Giappone, e i materiali sono vecchi come quelli del Mali.

Aggiunge che questa similitudine è importante perchè ha la stessa età e corrisponde a condizioni climatiche simili. Ciò indica quindi una risposta analoga in due luoghi con le stesse sollecitazioni climatiche contemporanee.

Quest'anno verra pubblicata la relazione finale sullo scavo e il Prof Huyseycom cercherà il luogo di provenienza dell'argilla per datazioni più precise. I frammenti infatti giacciono in uno strato di 11400 anni fa, ma potrebbero essere più vecchi di 50 o anche di 1000 anni.

Lorenzo De Cola

 

Si, stiamo proprio parlando del Maspéro direttore generale del servizio delle antichità d'Egitto.

Il 1° febbraio 1911 a Ibsamboul (Abu Simbel) scrive la prefazione per questo suo volume (nelle mie mani in versione tascabile). Un libro esemplare per il numero di immagini (565!) e per l'indice alfabetico e delle illustrazioni. esemplare anche per la coraggiosa scelta di ricorrere a fotografi scelti tra amici sconosciuti (Mariette e Borchardt per esempio!). Peccato solo che le foto siano assai piccole per i nostri attuali standard.

Ma l'impatto visivo che presentava allla vista del grande pubblico ciò che era solo immaginato; quell'impatto dovette essere memorabile. Per esempio la foto 248 (lato N del viale delle decine di statue di arieti accucciati) a Karnak ci restituisce il contesto dei monumenti con l'acqua del Nilo che giunge ai loro piedi, immagine ormai ricordo del passato per tutti noi (oquasi). Lo stesso dicasi per la facciata meridionale del tempio d'Isis a Filae. Letteralmente sorge dalle acque del Nilo in piena.

Indice alfabetico e delle illustrazioni sono all'altezza della fama dell'autore. Cito comunque due ulteriori perle di saggezza.

La prima frase dell'introduzione precede di decenni quelle che sono le conlusioni attuali e mature dell'egittologia, dopo non pochi tentennamenti: "L'art de l'Egypte est, comme le reste de sa civilisation, le produit du sol africain." Nessun fondamentale prestito culturale dalle civiltà della mezzaluna fertile viene chiamato in causa.

La prima frase della conclusione è tanto modesta quanto importante quando afferma che la storia delle prime pagine dell'arte egizia manca del tutto agli studiosi.

Maspero, G. Histoire générale de l'art - Egypte Hachette Parigi (senza data ma attorno alla seconda metà del primo decennio '900)

Lorenzo De Cola

 

 

Un gran bel libro del 1938 di Hoyningen Huene (non saprei dire se uomo o donna, e di quale nazione), pubblicato a Londra da B.T.Bradsfort.

Si tratta di un lungo viaggio Cairo Nilo Halfa, Abou Hamed, Khartoum, Fashoda, Lago Vittoria, epoi sul fiume Congo, Stanleyville, Bangassuo, Fort Lamy, Lago Chad, Kano, Zinder, Agadez, In Guezzam, Tamanrasset e Algeri.

Un viaggio non particolare, ripetuto e preceduto da analoghi o identici itinerari. Ma un codice linguistico di tutto rispetto: frasi e parole misurate, verbi dosati, attenzione ai silenzi, alle pause, addirittura ai...profumi.

Un libro con bellissime fotografie dell'autore (con una Rolleiflex con obbiettivi Tessar e pellicole Agfa Isochrome).

Siamo nella regione in cui il Nilo Bianco si getta nel Bahr el Gebel (non lontani da Fashoda), nella terra dei Dinka e degli Zande. E l'autore vede, poi vuole incontrare Yom, la bellezza in persona.

yom

"Is here that I meet Yom: She is naked but for a low belt of electric blue beads of glass and a short black loin/cloth. In one hand, which is painted white to the wrist, like a glove, she holds an ebony and brass pipe, which she smokes languorously. Every moment of her is pure harmony and elegance in all its femine refinement, each attitude exquisite, slow sensuality; every bit of her fabulously plastic body cast iron in motion. Finishing her pipe she slowly draws herself up from the warm ground and, lifting her arms with fingers bent back, sways gently, then starts stamping and leaping with jiggles of delight, raising her tiny, grining head."

Lorenzo De Cola

 

 

 

LA  FAMIGLIA LINGUISTICA DEL MEROITICO E LA REGIONE DELL'ENNEDI

 

Archeo di agosto 2010 include un’interessante intervista al professor Claude Rilly, egittologo, ricercatore al CNRS presso il laboratorio di linguaggio, lingue e culture dell'Africa Nera, studioso di riferimento mondiale per la lingua meroitica.

In Nubia, lungo il Nilo,Meroe e Napata furono importantissimi siti ove crebbe l’organizzazione nubiana che portò in un certo periodo fino alla conquista dell’Egitto e ad insediare qualche faraone “nero”. Per intenderci parliamo di un arco di tempo che ha come perno il VII sec a.c.

Verso il II sec a.c. si assiste alla comparsa del meroitico scritto, un linguaggio che oggi (come è per l'etrusco) possiamo leggere e ascoltare nelle sue sonorità, ma che non possiamo tradurre, capire.

Fino ad ora si pensava che il meroitico scritto affondasse le sue radici in un periodo che NON  arretrava nel passato fino a raggiungere il più antico regno (sempre nubiano) di Kerma, sito sottomesso dagli egizi nel 1450 BC circa.

In sintesi il professor Rilly afferma che il meroitico arcaico risale fino al 2500 a.C,, eche si tratta di una lingua autenticamente africana e NON è un “gergo” isolato, o un linguaggio afroasiatico, parente dell’arabo, ebraico, berbero o copto ecc.

Ma la vera buona notizia viene ora: la filiazione del meroitico c’è stata, e può essere stabilita su solide basi.

Appartiene alla famiglia delle lingue nilo-sahariane, di cui fa parte, udite udite il “tamano” e cioè una lingua ancor oggi parlata nel Darfur e in alcune parti del Sudan.

Come è noto il Darfur e alcune regioni (settentrionali) del Chad sono regioni che i frequentatori di questo sito osservano con crescente interesse.

Il professore è ancor più esplicito quando afferma che la dispersione della lingua all’origine della filiazione può essere fatta risalire al prosciugamento, attorno al III° millennio a.C. della culla originale del loro linguaggio, il Wadi Howar, l’antico e scomparso affluente del Nilo, che nasceva dalle alture dell’Ennedi.

Conclude l’intervista una piccola perla di saggezza: la lingua nubiana che è imparentata al tamano ci è stata preservata dal dizionario italiano-nubiano del 1650 di Arcangelo Carradori, monaco originario di Pistoia.

Chi tra i nostri lettori disponesse di tale testo, non dimentichi di cercare il vocabolo “Zerzura” .

Più seriamente, chi desideri approfondire l'argomento legga   Rilly C.,(2007) La langue du Royaume de Meroe. Paris: Champion

Lorenzo De Cola

 
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