Perle di saggezza

I beduini arabi del deserto egiziano

di Lorenzo de Cola

Ibn Battuta è un nome che non ha bisogno di presentazioni: straordinari i suoi viaggi e straordinario il periodo: la prima metà del XIV sec.

Quello che per noi è ancor più interessante è che il nostro eroe, nell'estate (ESTATE!) 1326 risalì il Nilo, giunse a Edfu, come nulla fosse affittò dei cammelli e partì per Aydab in compagnia di un gruppo di beduini arabi. Oggi Aydab si chiama Halaib, e basta guardare una carta per capire che questo solo frammento di itinerario "battutiano" avvicina ai nostri cuori questo grande viaggiatore.

Ross E. Dunn "Gli straordinari viaggi di Ibn Battuta" GarzantiEditore 2005, a pagina 76 dice che ci vollero circa 15 giorni per giungere a Aydab.

In quel porto, la sfortuna di Battuta ci fornisce un piccolo ma prezioso dettaglio: egli non riuscì a imbarcarsi per Jedda (e fare il suo pellegrinaggio) perchè i signori locali, un clan dei Beja che vivevano sulle colline adiacenti al porto, erano in rivolta e avevano fatto fuggire la guarnigiona mamelucca, affondato alcuni battelli degli scafisti che trasportavano i pellegrini, e inpedito di fatto la navigazione. Ho detto scafisti e posso ragionevolmente citare fonti che permettono di capire che in quei tempi i costumi dei capitani erano del tutto simili a quelli odierni.Naturalmente Battuta non si perse d'animo e ritornò via terra sul Nilo (a Qus, poco a N di Luxur), raggiunse di nuovo il Cairo ecc.

Per uno di noi sarebbe già un viaggio memorabile.

Così Ibn Battuta ha incrociato i Beja. Varrà la pena di tornare a occuparci di questa etnia.
 

I poeti mascherati alla corte del Mali

di Lorenzo De Cola

Chi si interessi di arte rupestre sa che una delle tante questioni riguarda le incisioni o pitture di figure umane con volto da uccello. Sono stati rappresentati uomini mascherati oppure esseri mitici? Sciamani? Cacciatori mascherati come le prede? Danzatori?

Il dibattito è aperto e non manca, e ogni apporto può essere interessante.

Nel luglio 1352 Ibn Battuta giunse alla capitale del Mali da Walata (una passeggiata!) e passarono oltre due mesi prima che riuscisse a farsi ricevere da Mansa Solimano. Battuta detestava molti dei tratti animisti della corte musulmana del sovrano del Mali.

Tra le altre cose poco o nulla tollerava che attorno al sovrano passeggiassero poeti di corte adorni di piume e con maschere da uccello.

Peccato che nulla abbia detto dei loro componimenti e di come li declamavano. Ross E.Dunn "Gli straordinari viaggi di Ibn Battuta" GarzantiEditore 2005, pagina 364.


 

Un frammento di Al Bakri sui Bejae di Al Idrisi sul...Gilf?

di Lorenzo De Cola

Un testo piccolo ma intenso (Desert Travellers from Herodotus to T.E. Lawrence - autori vari Astene Publications ISBN 0953970000) è una vera miniera di informazioni per tutti noi. A pag 24 si legge che:

Alo Bakri (1040-1094) nel suo Masalik wa al Mamalik (titolo già straordinario!) riporta che... si dice che nel deserto tra Qus e Aswan c'è una montagna con una miniera di smeraldi verdi, ma il pericolo sorge a causa dei Bega (per noi Beja), dei Nubiani e a causa di altre tribu della Nubia e degli arabi.

Elenca le tribù degli arabi che sono pericolose, ma il fascino per noi è che la miniera nel DESERTO conterrebbe pietre VERDI. Nessuno ha mai trovato la miniera, ma noi a volte troviamo le pietre verdi, che tuttavia non sono smeraldi.

Chissà cosa direbbe Al Bakri se fosse vivo e ricevesse un frammento di Silica da esaminare!

Pag 25. Al Idrisi, a metà del 12° sec. nel suo Nuzhat al-mushtaq fi ikhtiraq al afaq (titolo di maggior pompa e minor impatto) ci ha lasciato un frammento che per noi è una vera delizia. (questa però non è farina del mio sacco, ma del sacco del nostro presidente)

"A ovest di Aswan vi sono oasi oggi quasi disabitate, ma in passato abitate. (...) Nell'oasi di Kharga (...) si usava nel passato come rotta per il Ghana con piste ben battute, ma ora abbandonate. In mezzo c'è il monte Alsani, molto alto...e il lapis lazuli viene estratto da un minerale (presente) nel monte, viene portato in terra d'Egitto dove viene lavorato."

Segue un interessante dibattito per capire se il minerale di base sia stato quello da cui nell'egitto medioevale si ottenevano ancora lapislazzuli artificiali (o farlocchi).

Lorenzo De Cola

 

A ritroso: dalla ricerca di Zerzura all'interesse per la nascita dell'arte.

di Lorenzo De Cola

So bene, per essere uno dei forsennati, che altri come me cercano Zerzura, Per questo pattugliamo in lungo e in largo un massiccio remoto e ci dedichiamo all'esplorazione degli anfratti del Gilf,. E sappiamo bene che alcuni interrogativi trovano risposte, mentre altri si ingrandiscono a dismisura.

A tutti noi sarà capitato di chiederci NON solo quando sono state dipinte o incise le prime testimonianze della Foggini o della grotta dei nuotatori.

No, intendo che tutti prima o poi ci siamo chiesti cosa si sa di sicuro in merito alle prime testimonianze d'arte.

Le prime testimonianze in assoluto!

Impossibile datare il momento in cui il primo gradevole canto sia stato volutamente migliorato, imitato, ripetuto.

Impossibile sapere quando la prima danza abbia mimato l'eleganza del volo o quella del galoppo di un mammifero.

Impossibile sapere quando siano stati fatti i primi disegni sulla nuda terra.

Impossibile sapere quando il profumo e i colori dei fiori siano stati apprezzati e ricercati.

ecc.

Ma qualcosa si muove.

Un recente scavo in una grotta nella Murcia (Spagna meridionale), a cura dell'università di Bristol, occupata dai neandertaliani, ha trovato alcuni gusci di conchiglie con tracce di pigmenti (più colori). Il team dichiara che si tratta di un uso certo come cosmetici, e che le conchiglie (trovate lavorate) possono essere state usate come ornamento corporale.

Il pepe di tutta questa notiziola è che il livello dello scavo corrisponde, secondo quegli archeologi, a un periodo che precede di diecimila (DIECIMILA!) anni i contatti tra Neandertal e Sapiens. (http://news.bbc.co.uk/2/hi/science/nature/8448660.stm)

Ora c'è un'altra cosa impossibile: sostenere che l'arte sia un "prodotto" mentale dell'uomo moderno.

Ma questa per noi non è una notizia sconvolgente: quante volte abbiamo riflettuto sulla inutilità FUNZIONALE della perfetta ricerca della simmetria in una amigdala. Tanto taglia lo stesso anche se non è simmetrica! E quante volte, sottovoce, abbiamo detto che magari...si potrebbe...quasi...pensare...a...un...criterio...mhh..estetico.

 

Zerzura è un'oasi periodica?

di Lorenzo De Cola

Nel suo famoso "Récentes Explorations dans le Désert Libique (1932 - 1936)", Almasy dichiara la sua convinzione che Zerzura sia una oasi periodica, dovuta a piogge che la rendevano abitabie in maniera non permanente, e giustificavano dunque i racconti che narravano l'abbandono e la rioccupazione di questo luogo.

Questa circostanza a prima vista mi è parsa opinabile: ma un'autorevole nota mi ha fatto riconsiderare la faccenda: si tratta di una pagina del (piccolo ma pregevole) catalogo della mostra "Le Sahara avant le désert", tenuta al Museum National d'Histoire Naturelle nel 1974 organizzata dal Centre National dela Recherche Scientifique (edizioni MSP Montreuil).

A Pagina 24 ci viene mostrato un pesce naturalmente disidratato, aggiungendo che questo esemplare proviene da una grande palude temporanea - 1Km di diametro - che si forma nel bacino dello oued Imirhu (est Tassili Algeria) a seguito delle grandi piene del 1959. La palude si è prosciugata definitivamente nel 1967 !!! e pesci (Siluri, Barbi e Persico del Nilo) a decine di migliaia coprivano il fondo disseccato.

La depressione ha il nome di Marsema e si trova circa a 80 Km ENE di Illizi.

Una palude temporanea che resiste una decina di anni è un fatto riportato dalle cronache francesi, ma altri episodi con lo stesso intervallo temporale possono essere ben accaduti nell'area che ci interessa. Lo stesso Almasy descrive le piogge occasionali, e ormai un certo numero di viaggiatori dispone di immagini che testimoniano inequivocabilmente attuali precipitazioni nel Gilf.

 
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