Perle di saggezza

Riprendo un argomento citato sul forum da Pyr, e lo faccio utilizzando il bell'articolo di Katia Moskvitch, cronista scientifica della BBC.

Il metodo usato dalla Cranfield University per datare al radiocarbonio alcuni frammenti organici provenienti dalla tomba di Tutankhamon è stato accettato dagli egittologi.

E QUESTA E' UNA NOTIZIA poichè fino ad ura questi ultimi NON accettavano le datazioni al radiocarbonio perchè non corrispondono con le date dedotte da riferimenti storici precisi in possesso dell'egittologia (liste dei faraoni e durata dei regni di ciascuno).

E qui comincia il bello, perchè ora che la tecnica di datazione al C14 è ritenuta valida, gli tudiosi della Cranfield University hanno cominciato a usare il metodo da loro affinato su alcuni resti organici trovati entro la piramide di Djoser. La piramide a gradoni, per capirci. Questi resti provengono da musei e sono resti certi e credibili.

La sorpresa è che con questo metodo di datazione (lo ripetiamo, un metodo ACCETTATO dagli egittologi) la piramide risulta più vecchia di quanto affermano gli egittologi con le loro date certe. Per i cranfieldiani  l'età e da 2691 a 2625 BC, mentre per gli egittologi la costruzione è dal 2667 - 2648 BC circa.

Vedremo presto se questa modesta differenza troverà una spiegazione, oppure se la discussione è solo all'inizio.

Lorenzo De Cola

 

 

Nello Zerzura meeting del 19 e 20 giugno scorsi più di una comunicazione ha riguardato (da più punti di vista) il fatto che anche la parte del Sahara tra la longitudine di Cufra e quella di Dakhla, ma anche quella di Luqsor Aswan NON èstata mai considerata invalicabile.

Difficilissima da traversare SI; invalicabile NO. E questo anche nei tempi passati.

Si è ragionato e discusso sui TUBU e sulla loro frazione GORAN. Lasciamo perdere per il momento i Goran e concentriamoci su questo non ben conosciuto gruppo etnico, quello dei TUBU : popolo di TU (Tibesti).

Tutti gli storici e i viaggiatori del Sahara hanno evidenziato la immensa superfice coperta dai TUBU, e in questa occasione riportiamo le idee scritte da Corrado Zoli (Nel Fezzan, Milano 1926).

E' bene premettere che nella frase che leggeremo ci può essere una evidente azione di propaganda politica italiana, ma questa per fortuna non ci interessa.

pag 47..."A Germa sussiste tutt'ora (sic) un monumento funerario romano che fino ad ora si credeva essere il vestigio più meridionale della potenza dei nostri illustri avi. Ma ho visto io stesso i colossali avanzi di costruzioni romane a Zuila, all'estremità orientale di El Hofra; e il vecchio Abdallah ben Halua di Murzuk mi ha assicurato che, a una giornata di marcia a Sud di Tigerri, nel paese dei tèbbu, esistono gli avanzi di un castello romano, che gli indigeni chiamano Casr Aua. Conviene dedurne che i Romani fissavano molto probabilmente i confini meridionali della Phasania allo stesso punto al quale si fissano oggi i confini meridionali del Fezzan e della Libia, e cioè ai monti di Tummo".

A parte la considerazione sui confini che, lo ripeto, non ci interessa, una cosa deve essere sottolineata: a una giornata di marcia a Sud di Tigerri (35 Km? 40 Km?) SI E' NEL PAESE DEI TEBBU.

Oggi Tigerri si chiama Tajarhi (Tejerhi), ed è un punto strategico perchè dai pozzi di Tigerri , proseguendo a N si va a Zawila, Sebha, a NE si va a Waw Kebir, e a SSE si va a Tummo.

Dunque nel 1926 un abitante di Murzuq diceva che i TUBU nomadizzavano fin quasi ai pozzi di Tigerri, e che quelle terre erano terre TUBU.

Dunque la piccola enclave TUBU di Umm el Aranib (Murzuq) era un punto avanzato di un'etnia che 400 Km più a S era sulle proprie terre.

USO DELL'OCRA NEL SECOLO SCORSO A GHAT

Sempre nello Zerzura Meeting si è accennato alle cave d'ocra.

Ma a cosa poteva mai servire l'ocra, oltre che a colorare i geroglifici?

Sono note alcune "palette" predinastiche che servivano per impastare l'ocra usata come cosmetico. Si tratta comunque di oggetti di grande pregio, e trovati in quantità modeste.

Tuttavia E' noto che alcuni etnie di pastori nell'Africa si ricoprano il corpo con una miscela di acqua e ocra. Meno noto è che le qualità protettive dell'ocra erano sfruttate FINO AL 1800 in Libia e anche oltre, dato che Zoli scrive di averne osservato l'uso in prima persona, negli anni Venti e Trenta.

Sentiamo Zoli. " L'ocra è assai abbondante nei dintorni di Ghat: gli indigeni la impiegano per indursene (impregnare) la pelle a protezione degli agenti atmosferici."

Dunque Zoli parla di indigeni e non di un numero ristretto, e non parla di occasioni cerimoniali, ma degli usi e costumi diffusi e necessari.

Cave di ocra di una certa dimensione erano quindi giustificate.

Lorenzo De Cola

 

 

Per ringraziare il nostro Romano, organizzatore instancabile del nostro meeting di sabato e domenica, penso ci si debba adentrare nel cielo, nel cielo visto dai Tuaregh.

Corrado Zoli (Nel Fezzan, Milano 1926) ci lascia belle, fresche e palpitanti informazioni sulle stelle e sul cielo notturno visto dai Tuaregh.

erèr = firmamento             tafùk = sole          aiòr = luna        itran (sing atrì) = stelle

maellàu = via lattea           aaròd = cometa    tàtrit tan tùfat = stella del mattino (venere)

talèmt de ròris =  la cammella col cammellino (orsa maggiore e minore)

aurà = cammellino da solo (orsa minore)       lemkescèn = tieni fermo (stella polare) una schiava nera ha avuto ordine di tener fermo il cammellino (orsa minore che contiene la polare) perchè si possa mungere la cammella (o.maggiore)      scèt aad = figlie della notte (pleiadi)

amanàr = colui che apre (orione)                  tagebèst en amanàr = la cintura di quello che apre                                tazèrdamt = scorpione, ma lo scorpione viene anche chiamato tassèit = palmizio                       ifarakfaraken = gran carro, ma la parola imita il frullare di ali di un uccello perchè quando il gran carro appare sul sahara è l'epoca dei grandi venti sahariani       avèm = gazzellino (stella beta del gran cane)  adàr n'elaku = il piede nel fango (regolo)

eidi = il cane (sirio)          imkad = le gazzelle (costellaz lepre)     kokoiiod = aldebaran

vàdet = canopo               la stella delta e quella omicron della costellaz della nave sono tenafelit (ricchezza) e tossèrt (miseria)

fòi = nord                        lekkàblet = est         aneòl = sud          igedèl en tafuk = ovest

se la luna eclissa il sole, lo ha "razziato" o viceversa

 

Lorenzo De Cola

 

A più di un mese di distanza da questa notizia choc, e visto che non è stata smentita, ne parliamo brevemente.

Prendo spunto da una bella sintesi di Tiziana Moriconi su tutta la vicenda.

In sintesi oggi la scienza dice che ci sarebbero stati incroci tra i Neanderthal e i Sapiens. E dice anche quando.

Analizzando ossa di un Neanderthal trovate in Croazia e ben conservate al punto tale da contenere il DNA (ABBASTANZA) analizzabile, si è visto che tra 1% e 4% del DNA di uomini moderni contiene tracce di DNA dei Neanderthal. In particolare 1 francese, 1 cinese (Han) e 1 Papua Nuova Guinea hanno queste tracce, mentre NON hanno tracce di DNA di Neanderthal uno Yoruba (W Africa) e un San (nomade Sudafrica).

Lo studio, firmato da Svante Paabo del Max Planck Institute di Lipsia e pubblicato su Science, dice anche che l'incrocio sarebbe avvenuto tra 38300 e 44400 anni fa. Dico SAREBBE perchè ancora si è alla conferma di una migliore percentuale della affidabilità di lettura delle sequenze genetiche.

E' tuttavia notevole che questo studio ha risultati che vanno nel senso di un precedente studio della New Mexico University che, in modo del tutto indipendente e non analizzando il campione d'osso croato ha ipotizzato che ci siano stati DUE episodi di incroci: 45000 anni fa e 80000 anni fa.

E non è poco. La ipotesi di incroci Neanderthal Sapiens fino ad ora godeva di poco credito.

Lorenzo De Cola

 

Arnaldo Cipolla, AL LAGO CIAD (dic 1934)

Il libro (casa editrice Giacomo Agnelli Milano) è una miniera di notizie interessanti, a condizione di sapere che la visione (dichiaratamente fascista) dell'autore è tale da privilegiare alcune circostanze e appena accennarne ad altre. Mi riferisco per esempio alle molte affermazioni concernenti la "speranza" di molti commercianti ciadiani (così viene scritto) che l'impero fascista si aprisse la via - attraverso il deserto e il resto d'Africa - all'Atlantico. Si, avete capito bene. Infatti il sottotitolo del libro è "lungo le vie atlantiche della Libia". Ciò detto, e dunque considerata la pesante tara che il libro reca nelle sue pagine, va detto che Arnaldo Cipolla era un corrispondente del Corriere della Sera e che per lavoro e per passione fece il giro del mondo, scrivendo articoli e libri che si leggono con piacere e che rivelano ancor oggi la profondità di intenti culturali e etnologici che li caratterizza. Le prime pagine sono una girandola di notizie di contestualizzazione (per il lettore d'allora) di cosa fosse il Ciad e di che rilievo avesse o potesse avere in futuro per lo scacchiere africano. E cominciano le notizie curiose. A pag 8 ci viene detto che il sultano di Kano si prepara a un pellegrinaggio alla Mecca in...auto! (roba da far invidia a Almasy). L'itinerario è Niger Uadai Darfur Sudan Inglese Khartum. A pag 10 apprendo che Balbo (Italo Balbo, non il Balbo dei fratelli Castiglioni...) sorvolò il Tibesti (argomento che Cipolla non manca di sottolineare per alimentare nel lettore le sue speranze di futuri itinerari africani del futuro impero...). A pag 11 12 ci vengono riassunti i commerci Libia-Ciad. Si tratta di cospicui commerci, che non credevo esistessero ancora in quella misura negli anni trenta. A pag 13 ci viene ricordata la spedizione della Duchessa Elena d'Aosta (1932) Nguigmi Bilma Djado....Tummo! (comunque una bella passeggiatina!) A pag 37 viene citata una circostanza assai interessante: viene menzionato uno svedese che girava in Africa da tre anni con due cammelli. Sarebbe estremamente interessante ritrovare i diari di questo viaggiatore, che devono essere una vera miniera di informazioni utili e poco note. Poi una considerazione più ludica: ma chi va a dirlo a Bergmann che è stato preceduto? A pag 64 una convinzione ciadiana: il lago Ciad subisce periodi di grandi magre e di grandi piene ogni 5 anni e ogni 80 anni si produce un disseccamento quasi totale dell'intera superficie lacustre seguito da una piena formidabile. Cipolla aggiunge prudentemente che tutto ciò concerne un problema che la "scienza geografica" non ha ancora risolto. Ma dal punto di vista nostro interessante ritenere che vi è la tradizione di enormi variazioni di livello del lago. A pag 100 veniamo informati che gli Haddam Nisciab sono una tribù ciadiana che è l'unica a usare l'arco (siamo a S di Mao) A pag 119 abbiamo un'idea di come nasca una incredibile leggenda: a proposito di un episodio di lotta tra donne fuori del forte di Mao, un militare francese racconta a Cipolla alcune storie "appena credibili" di "battaglie fra donne Tibbu e donne Targui, nel caos coloratissimo dello Unianga Kebir, nella depressione fra Tibesti e Ennedi: Battaglie fra sole donne con con le armi degli uomini e spesso a cavallo sulle rive dei laghi salati d'un azzurro intensissimo, limitati da alte roccie (sic) bianche coperte di preistorici bassorilievi riproducenti faccie (sic) di umanità sconosciute". No comment. A pag 121 un particolare interessante sulla Takuba, la spada dei Tuaregh. E' una spada dritta e senza punta, per colpire esclusivamente di taglio, come afferma Tito Livio. Infine a pag 127 un cenno sui "tam tam " dei "guerrieri Goran cioè Tibbu. Questi armati di zagaglie si contentano di passeggiare a grandi passi con un'aria che senza dubbio immaginano impressionante e bellicosa". Lasciamo dunque Cipolla con i suoi capitoli "l'ombra di Matteucci e la priorità dell'Italia al Ciad" e "nozione italico-novecentista del Sahara" in viaggio verso il Camerun e il Congo.

Lorenzo De Cola

 
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