Perle di saggezza

Desert Animals in the Eastern Sahara a cura dello Heinrich Barth Institute è un testo importante che chiarisce il rappporto tra Sahara e abitanti dell'area del Nilo.

Le frasi che io definisco "pesanti" sono quelle indovinate e piccole meravigliose sintesi che tanti di noi vorrebbero possedere. In futuro le citerò, ma lo faccio anche ora. Exploitation of desert and other wild game in ancient Egypt: The archaeozoological evidence from the Nile valley di Veerle Linseele e Vim Van Neer è un contributo che potrebbe sembrare di minor interesse per noi sahariani puri. Non è così.

A pag 54 - 55, dopo averci ricordato che lungo il Nilo (eccetto Elkab) dall 8500 al 5300 BC non sono note abitazioni umane nella valle del Nilo (forse allora troppo paludoso), esaminano le evidenze archeozoologiche che provano la pratica della caccia durante il periodo predinastico lungo il Nilo, e ci informano sul fatto che la caccia non era sistematica.

Poi la frase "pesante", che ha un peso ancora maggiore perchè viene da due autori che esaminano la valle del Nilo.

"I probabili predecessori del popolo Badariano (abitante del più antico sito predinastico di Maghar Dendera 2 nell'Alto Egitto - nota mia) nel Deserto Occidentale, che vissero durante i cosiddetti periodi Bashendi B nell'oasi di Dakhla e durante il tardo e finale neolitico a Bir Kiseiba/area di Nabta, avevano bestiame domestico, ma la carne che consumavano sembra essere maggiormente appartenuta a selvaggina (Gautier 2001; Riemer 2007; confrontare Pollath questo volume).

I probabili predecessori del popolo di El Badari (4400 3800 BP) vengono situati nel Deserto Occidentale, vicino a Nabta Playa.

El Badari è vicino a Assiut ed è il sito di una delle prime, se non della prima manifestazione culturale predinastica.

Lorenzo De Cola

 

 

Corrado Zoli (Nel Fezzan, note e impressioni di viaggio, Milano 1926) (pagg 107 e seguenti) riassume la storia del Fezzan, delle etnie che lo abitano e dei luoghi abitati. Di Garama si accenna alle rovine di Kesir el vatvat (Casr el vatvat o castello dei pipistrelli), Kesir er rum (castello dei Rumi, romani), "e della grandiosa necropoli che sorge tra garagara e Karaig, sebbene di quest'ultma si voglia piuttosto, e forse a ragiona, riconoscere i resti di una civilità preesistente agli stessi Garamanti" (su questo, per ora sappiamo che Zoli riporta una teoria che NON trova credito) poco sotto tuttavia vi è un accenno assai interessante dato l'anno (1926) di pubblicazione. "comunque è certo che i più antichi abitanti delle oasi (oasi del Fezzan)erano i negri Berauna, nome sotto il quale attualmente gli arabi confondono tutti i negri del Bornu e anche i Tebbu, i quali succedettero ai romani nel dominio del Fezzan."

Zoli poi si lascia andare a affermazioni oggi non facilmente sostenibili, basate solo su alcuni toponimi: "non c'è dubbio che nell'epoca post-romana ha regnato in tutto il Sahara una civiltà negra assai sviluppata, che dotò il paese di notevoli lavori idraulici, di costruzioni ben distinte,..." Poco oltre però ecco un ulteriore cenno interessante: "i fezzanesi sono unanimi nell'attribuire il primo popolamento delle loro oasi a dei negri pagani, da essi chiamati "Gioàl" che VEROSIMILMENTE (maiuscolo mio) si identificano coi detti Berauna. I vecchi di Germa, invece, assegnano ai Tebbu, oggi lontani e quasi sconosciuti nella regione, il possesso originario del loro paese: la loro lingua primitiva era il Teda, che è infatti il linguaggio dei Tebbu." E' possibile che quest'ultima parte derivi dalle notizie fornite da Duveyrier (I Tuaregh del Nord), ma altrettanto possibile che la cosa sia stata riferita a Zoli come una autentica tradizione locale. E Comunque abbiamo i Tebu che di nuovo fanno capolino a Murzuk. C'è anche una NEW ENTRY: i Gioàla.

Lorenzo De Cola

 

Corrado Zoli (Nel Fezzan - note e impressioni di viaggio, Milano 1926) da Sebha si raca a Murzuk sul percorso "autocarreggiabile" (pag 104) di 165 Km, assieme ai Colonnelli Grazioli e Miani, ad altri due giornalisti, e con due camion. "il Colonnello Miani è tutto fiero di averci mostrato alla prova una sua invenzione cui tiene molto, un sistema infallibile per valicare le sabbie con l'autocarro. Ecco di che si tratta: si utilizzano le lunghe, robuste e flessibili coste delle foglie di palmizio:(sic) colle locali trecciuoline, intessute a cordone colle foglie della palma stesa, le coste vengono fissate alle due estremità, a una distanza di sei o sette centimetri l'una dall'altra; ne risulta una lunga striscia di tappeto à Jour (corsivo) che si adagia sulla pista sabbiosa. Le ruote del pesante veicolo comprimono le coste di palma-che per la loro naturale elasticità non si spezzano-sulla superficie sabbiosa; questa, compressa tra costa e costa acquista una momentanea e sufficiente compattezza per sopportare il peso e l'autocarro sbuffando e arrancando passa: lentamente ma passa, e procede anche superando piccoli dislivelli sabbiosi, come è stato appunto necessario per raggiungere Ghudua, poiché il villaggio è costruito sulla sommità di una modestissima collinetta di sabbie mobili. Quando appena due autocarri, e quasi scarichi, sono passati, la striscia di tappeto è, bene inteso, interamente scomparsa sotto le sabbie, e un terzo autocarro che volesse subito seguir la via dei primi si arrenerebbe (sic) indubbiamente..."

La cosa incredibile è che Zoli osserva che ci vogliono due componenti per le scalette autarchiche: gli indigeni costruttori e le palme! E non ha torto perchè nel solo villaggio di Ghuduà sono state fatte costruire strisce lunghe DUECENTO METRI.

Lorenzo De Cola

 

Riprendo un argomento citato sul forum da Pyr, e lo faccio utilizzando il bell'articolo di Katia Moskvitch, cronista scientifica della BBC.

Il metodo usato dalla Cranfield University per datare al radiocarbonio alcuni frammenti organici provenienti dalla tomba di Tutankhamon è stato accettato dagli egittologi.

E QUESTA E' UNA NOTIZIA poichè fino ad ura questi ultimi NON accettavano le datazioni al radiocarbonio perchè non corrispondono con le date dedotte da riferimenti storici precisi in possesso dell'egittologia (liste dei faraoni e durata dei regni di ciascuno).

E qui comincia il bello, perchè ora che la tecnica di datazione al C14 è ritenuta valida, gli tudiosi della Cranfield University hanno cominciato a usare il metodo da loro affinato su alcuni resti organici trovati entro la piramide di Djoser. La piramide a gradoni, per capirci. Questi resti provengono da musei e sono resti certi e credibili.

La sorpresa è che con questo metodo di datazione (lo ripetiamo, un metodo ACCETTATO dagli egittologi) la piramide risulta più vecchia di quanto affermano gli egittologi con le loro date certe. Per i cranfieldiani  l'età e da 2691 a 2625 BC, mentre per gli egittologi la costruzione è dal 2667 - 2648 BC circa.

Vedremo presto se questa modesta differenza troverà una spiegazione, oppure se la discussione è solo all'inizio.

Lorenzo De Cola

 

 

Nello Zerzura meeting del 19 e 20 giugno scorsi più di una comunicazione ha riguardato (da più punti di vista) il fatto che anche la parte del Sahara tra la longitudine di Cufra e quella di Dakhla, ma anche quella di Luqsor Aswan NON èstata mai considerata invalicabile.

Difficilissima da traversare SI; invalicabile NO. E questo anche nei tempi passati.

Si è ragionato e discusso sui TUBU e sulla loro frazione GORAN. Lasciamo perdere per il momento i Goran e concentriamoci su questo non ben conosciuto gruppo etnico, quello dei TUBU : popolo di TU (Tibesti).

Tutti gli storici e i viaggiatori del Sahara hanno evidenziato la immensa superfice coperta dai TUBU, e in questa occasione riportiamo le idee scritte da Corrado Zoli (Nel Fezzan, Milano 1926).

E' bene premettere che nella frase che leggeremo ci può essere una evidente azione di propaganda politica italiana, ma questa per fortuna non ci interessa.

pag 47..."A Germa sussiste tutt'ora (sic) un monumento funerario romano che fino ad ora si credeva essere il vestigio più meridionale della potenza dei nostri illustri avi. Ma ho visto io stesso i colossali avanzi di costruzioni romane a Zuila, all'estremità orientale di El Hofra; e il vecchio Abdallah ben Halua di Murzuk mi ha assicurato che, a una giornata di marcia a Sud di Tigerri, nel paese dei tèbbu, esistono gli avanzi di un castello romano, che gli indigeni chiamano Casr Aua. Conviene dedurne che i Romani fissavano molto probabilmente i confini meridionali della Phasania allo stesso punto al quale si fissano oggi i confini meridionali del Fezzan e della Libia, e cioè ai monti di Tummo".

A parte la considerazione sui confini che, lo ripeto, non ci interessa, una cosa deve essere sottolineata: a una giornata di marcia a Sud di Tigerri (35 Km? 40 Km?) SI E' NEL PAESE DEI TEBBU.

Oggi Tigerri si chiama Tajarhi (Tejerhi), ed è un punto strategico perchè dai pozzi di Tigerri , proseguendo a N si va a Zawila, Sebha, a NE si va a Waw Kebir, e a SSE si va a Tummo.

Dunque nel 1926 un abitante di Murzuq diceva che i TUBU nomadizzavano fin quasi ai pozzi di Tigerri, e che quelle terre erano terre TUBU.

Dunque la piccola enclave TUBU di Umm el Aranib (Murzuq) era un punto avanzato di un'etnia che 400 Km più a S era sulle proprie terre.

USO DELL'OCRA NEL SECOLO SCORSO A GHAT

Sempre nello Zerzura Meeting si è accennato alle cave d'ocra.

Ma a cosa poteva mai servire l'ocra, oltre che a colorare i geroglifici?

Sono note alcune "palette" predinastiche che servivano per impastare l'ocra usata come cosmetico. Si tratta comunque di oggetti di grande pregio, e trovati in quantità modeste.

Tuttavia E' noto che alcuni etnie di pastori nell'Africa si ricoprano il corpo con una miscela di acqua e ocra. Meno noto è che le qualità protettive dell'ocra erano sfruttate FINO AL 1800 in Libia e anche oltre, dato che Zoli scrive di averne osservato l'uso in prima persona, negli anni Venti e Trenta.

Sentiamo Zoli. " L'ocra è assai abbondante nei dintorni di Ghat: gli indigeni la impiegano per indursene (impregnare) la pelle a protezione degli agenti atmosferici."

Dunque Zoli parla di indigeni e non di un numero ristretto, e non parla di occasioni cerimoniali, ma degli usi e costumi diffusi e necessari.

Cave di ocra di una certa dimensione erano quindi giustificate.

Lorenzo De Cola

 

 
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