Perle di saggezza

LA COSTRUZIONE DEI PRIMI UTENSILI UMANI PIU’ VECCHIA DEL PREVISTO

Sil sito della BBC, a firma Jason Palmer troviamo una notizia di tutto interesse: gli ominiNI usavano utensili di pietra per raschiare e separare la carne da animali, oltre 3,2 milioni di anni fa.
Questo sposta indietro di almeno 800 000 anni (OTTOCENTOMILA!!!) il primo uso di utensili conosciuto al mondo.
Inoltre, poiché una dieta a base di carne è fondamentale per lo sviluppo cerebrale umano, anche la precoce assunzione di carne non mancherà di sollevare grossi problemi.
I resti fossili ossei provengono dall’Etiopia, lo stesso luogo che ha reso le precedenti e più “giovani” ossa raschiate (2,5 milioni di anni). Queste ossa raschiate meno antiche, tuttavia, erano messe in connessione con il genere Homo, a differenza di quelle di 3,2 milioni di anni.
Il problema è che la sola specie di ominiNI conosciuta in Etiopia è quella dell’Australopitecus Afarensis, quella di Lucy, che si pensava fosse vegetariana, e che con i suoi compagni NON fosse capace di costruire utensili.
La “botta” è che NON è vero che è solo la specie Homo o le specie correlate erano in grado di produrre utensili.
Ma il fatto che gli afarensis usassero utensili e mangiassero carne li potrebbe mettere in relazione con Homo.
Tuttavia è bene dire che finora non sono stati trovati utensili assieme alle ossa, e che il compito di confermare questo straordinario ritrovamento è un compito che attende le prossime campagne di studi.
Lorenzo De Cola
 

LE CAPACITA’ COGNITIVE DEI NEANDERTHAL: UN’INTERVISTA ESEMPLARE


Una delle “perle” di qualche tempo fa prese in esame l’ipotesi (avanzata dal Prof Joào Zilhào dell’Università di Bristol) che i Neanderthal potessero avere capacità cognitive simili alle nostre.
Zilhào e il suo team hanno scoperto che i Neanderthal facevano uso di conchiglie decorate = gioielli = uso simboli = elemento cardine di un essere umano moderno.
(per la precisione gli indicatori di concezione simbolica sono stati datati a circa 50 000 anni BP, e cioè circa 10 000 anni PRIMA che H.Sapiens giungesse in Europa). La scoperta per ora NON è messa in discussione.
Ricordiamo che le discussioni degli ultimi 25 anni sono legate alla teoria che gli umani moderni (anatomicamente moderni) siano originari dell’Africa e siano arrivati in Europa soppiantando esseri umani arcaici come i Neanderthal, presenti nel veccio continente circa dal 230 000 al 28 000 BP.
In una bella intervista apparsa su Le Scienze di Agosto 2010 Il Prof Zilhào riafferma quanto già esposto con i suoi ritrovamenti, e fornisce tre precisazioni esemplari per rapidità, concisione, immediatezza e conseguenze.
A)        E’ vero che le perforazioni delle conchiglie (colorate intenzionalmente con pigmenti) sono naturali, ma le conchiglie stesse si trovano esclusivamente in acque profonde e quando giungono a riva sono prive di parti commestibili, quindi non commestibili. Non commestibili e associate a particolari pigmenti. “Basta aprire un libro sugli ornamenti fatti di conchiglie in Africa o in Oceania per vedere esempi di conchiglie di queste specie o di specie correlate che presentano perforazioni di origine naturale e sono usate come ornamenti”.  …”dal punto di vista comportamentale i Neanderthal erano moderni: Non erano uguali agli esseri umani moderni da un punto di vista anatomico, ma in termini cognitivi erano altrettanto avanzati o persino di più.” (grassetto mio)
B)        (A proposito del cambiamento nel meccanismo del comportamento verso quello “moderno”, legato all’aumento delle dimensioni medie del cervello, e all’epoca in cui giunse ad avere dimensioni simili a quelle attuali) Il Prof Zilhao ritiene necessario che sia avvenuto questo cambiamento, fra 1,5 e 2 milioni di anni fa, o al più tardi tra 500 000 e 1 milione di anni fa.
Ma una volta avvenuto….“Se potessimo clonare un essere umano vissuto 500 000 anni fa, inserirlo in un utero surrogato e dopo la nascita allevarlo come facciamo con gli esseri umani attuali, sarebbe capace di far volare un aeroplano? Forse alcuni dei miei colleghi risponderebbero di no. A mio parere, invece, ci riuscirebbe”.
C)        A proposito del fatto che se i Neanderthal della Spagna realizzavano ornamenti 10 000 anni
prima dell’arrivo di esseri umani moderni in Europa (grassetto mio) è possibile che i
“moderni” abbiano copiato dai Neanderthal?  “Prima di arrivare in Europa , gli umani
moderni non avevano denti di mamifero perforati o incisi come quelli rinvenuti nella cultura
Castelperroniana, e neppure conchiglie di bivalvi come quelle che abbiamo trovato in
Spagna. Ma una volta che sono entrati in Europa hanno tutte queste cose. Dove hanno preso
questi ornamenti moderni? Se stessimo parlando di popoli dell’Età del rame, ne
concluderemmo che i nuovi venuti li hanno ottenuti dai locali. Perché mai dovremmo
applicare un’altra logica agli oggetti dei Neanderthal?”
Lorenzo De Cola

 

Il nome di Fabrizio Mori è e rimarrà nella storia dell’arte mondiale per le sue scoperte sull’arte rupestre dell’Acacus, e per le grandi sintesi e gli approfondimenti proposti al mondo scientifico tramite le sue pubblicazioni. Chiunque voglia studiare la preistoria del Fezzan parte dai lavori di Mori e continua con le pubblicazioni dei team dell’Università La Sapienza di Roma.
Nel suo Le Grandi Civiltà del Sahara Antico – Il distacco dell’uomo dalla natura e la nascita delle religioni antropomorfe (I° ediz 1998 l’Erma di Bretschneider Roma) dedica il capitolo 11 a questo argomento, mai più ripreso da altri studiosi.
Prima di riassumere brevemente questo interessante punto, apro una parentesi e segnalo a tutti coloro che vogliono acquisire una visione ragionata delle problematiche che suscita l’arte rupestre, il bellissimo capitolo II, “La funzione estetica e l’insorgenza del “fatto d’arte””. Potrà anche essere una visione datata (e a mio parere NON lo è!), ma che ampiezza culturale, che “respiro”, che spessore emerge da quelle pagine!
Chi le legge, le rilegge!

Le coppie di fori orizzontali paralleli nella roccia sono, secondo Mori, una delle manifestazioni più singolari della scultura rupestre, indirettamente collegate alle opere d’arte del Tadrart Acacus.
Hanno diametro più o meno uguale, da 1,5 – 2 cm (nota mia) fino a un massimo di 15 cm circa. I fori sono circolari o sub ellittici.
Hanno inoltre una caratteristica unica e di difficile comprensione: non sono fori ciechi ma sono COLLEGATI da una perforazione interna alla roccia, di forma vagamente sub circolare.
Non sfugge a nessuno di noi la difficoltà di eseguire una perforazione interna alla roccia con tecniche del tutto manuali, e ad altezze e condizioni da trapezista.
A Uan Harig vi sono 55 – 60 coppie di fori che salgono da 1,5 m fino a circa 40 m di altezza, e sono eseguiti sulla superficie verticale della parete, o sul loro spigolo vivo o sul loro diedro. Anche su pendenze negative (strapiombo).
A In Farden vi sono tre coppie di fori, a In Eidi e Imha vi sono altre coppie di fori.

Da autentico spirito libero Mori non ha alcun timore nel citare analogie con i fori paralleli nel tempio di Tarxien (Malta) (tuttavia, aggiungo, le coppie di fori verticali si trovano principalmente su monoliti lavorati dall’uomo). Menziona anche le differenze delle coppie di fori Acacus – Malta, e cioè che a Malta a volte i fori nella coppia hanno disposizione verticale, e a volte sono eseguiti sul terreno roccioso. Inoltre il diametro dei fori di Malta è inferiore, e sono tra loro più distanti di quelli dell’Acacus. Sempre nell’isola mediterranea, segnala Mori, vi sono anche coppie di fori su un’anfora (la perforazione interna è eseguita nello spessore dell’anfora e non collega interno e esterno della stessa), e coppie di fori appaiono anche su piccole placche d’argilla, che a noi richiamano i bottoni.
Segnala inoltre le coppie di fori sui blocchi del tempio di Uxmal (Yucatan) e su una delle piramidi di Teotihuacan (Città del Messico). Non gli sfuggono neppure le coppie di fori su una stele funeraria a Kerkyra (Corfù) e quelle coppie sullo spigolo di un tempio a Machu Picchu.
Mori afferma che non esiste spiegazione convincente per nessuna di queste coppie di fori.
Che destinazione potevano avere? Perché così poco accessibili?
Scarta l’ipotesi che nell’Acacus potessero reggere impalcature (mancano infatti pitture e incisioni eseguibili a partire da quelle impalcature), e inoltre i fori ad altezza d’uomo di In Farden eliminano l’uso di impalcature.
A Malta non regge la spiegazione che le coppie di fori siano servite per ancorare cardini di porte in legno. Perché farli sul terreno roccioso orizzontale?
Mori conclude che non avevano scopi pratici, e tuttavia un loro uso rituale può essere solo concepito, ma non è facile da precisare.
Allo studioso italiano le coppie di fori richiamano “occhi” (virgolette nel teso di Mori) stilizzati, e a Uan Harig, accanto alle coppie di fori, vi sono incisioni più moderne che richiamano occhi e bocche.
Aggiunge lo studioso che comunque le grandi distanze sia geografiche che cronologiche tra le coppie di fori non trovano spiegazione complessiva, e riferisce che dal punto di vista cronologico nell’Acacus la patina dei fori è totale.
Mori si augura che in futuro si possa trovare una coppia di fori ricoperta da frammenti di colore riconducibili a uno strato di pittura ben definibile cronologicamente.
Poi un’ulteriore e profondo spunto di riflessione: coppie di fori si trovano vicino a incisioni paleolitiche all’Abri du Roc di Angles sur Anglin, e in altri siti della Dordogna.

Il capitolo con le segnalazioni e le riflessioni di Mori non ha avuto seguito…a meno che Pyr non voglia contribuire.
Lorenzo De Cola

 

Desert Animals in the Eastern Sahara a cura dello Heinrich Barth Institute è un testo importante che chiarisce il rappporto tra Sahara e abitanti dell'area del Nilo.

Le frasi che io definisco "pesanti" sono quelle indovinate e piccole meravigliose sintesi che tanti di noi vorrebbero possedere. In futuro le citerò, ma lo faccio anche ora. Exploitation of desert and other wild game in ancient Egypt: The archaeozoological evidence from the Nile valley di Veerle Linseele e Vim Van Neer è un contributo che potrebbe sembrare di minor interesse per noi sahariani puri. Non è così.

A pag 54 - 55, dopo averci ricordato che lungo il Nilo (eccetto Elkab) dall 8500 al 5300 BC non sono note abitazioni umane nella valle del Nilo (forse allora troppo paludoso), esaminano le evidenze archeozoologiche che provano la pratica della caccia durante il periodo predinastico lungo il Nilo, e ci informano sul fatto che la caccia non era sistematica.

Poi la frase "pesante", che ha un peso ancora maggiore perchè viene da due autori che esaminano la valle del Nilo.

"I probabili predecessori del popolo Badariano (abitante del più antico sito predinastico di Maghar Dendera 2 nell'Alto Egitto - nota mia) nel Deserto Occidentale, che vissero durante i cosiddetti periodi Bashendi B nell'oasi di Dakhla e durante il tardo e finale neolitico a Bir Kiseiba/area di Nabta, avevano bestiame domestico, ma la carne che consumavano sembra essere maggiormente appartenuta a selvaggina (Gautier 2001; Riemer 2007; confrontare Pollath questo volume).

I probabili predecessori del popolo di El Badari (4400 3800 BP) vengono situati nel Deserto Occidentale, vicino a Nabta Playa.

El Badari è vicino a Assiut ed è il sito di una delle prime, se non della prima manifestazione culturale predinastica.

Lorenzo De Cola

 

 

Corrado Zoli (Nel Fezzan, note e impressioni di viaggio, Milano 1926) (pagg 107 e seguenti) riassume la storia del Fezzan, delle etnie che lo abitano e dei luoghi abitati. Di Garama si accenna alle rovine di Kesir el vatvat (Casr el vatvat o castello dei pipistrelli), Kesir er rum (castello dei Rumi, romani), "e della grandiosa necropoli che sorge tra garagara e Karaig, sebbene di quest'ultma si voglia piuttosto, e forse a ragiona, riconoscere i resti di una civilità preesistente agli stessi Garamanti" (su questo, per ora sappiamo che Zoli riporta una teoria che NON trova credito) poco sotto tuttavia vi è un accenno assai interessante dato l'anno (1926) di pubblicazione. "comunque è certo che i più antichi abitanti delle oasi (oasi del Fezzan)erano i negri Berauna, nome sotto il quale attualmente gli arabi confondono tutti i negri del Bornu e anche i Tebbu, i quali succedettero ai romani nel dominio del Fezzan."

Zoli poi si lascia andare a affermazioni oggi non facilmente sostenibili, basate solo su alcuni toponimi: "non c'è dubbio che nell'epoca post-romana ha regnato in tutto il Sahara una civiltà negra assai sviluppata, che dotò il paese di notevoli lavori idraulici, di costruzioni ben distinte,..." Poco oltre però ecco un ulteriore cenno interessante: "i fezzanesi sono unanimi nell'attribuire il primo popolamento delle loro oasi a dei negri pagani, da essi chiamati "Gioàl" che VEROSIMILMENTE (maiuscolo mio) si identificano coi detti Berauna. I vecchi di Germa, invece, assegnano ai Tebbu, oggi lontani e quasi sconosciuti nella regione, il possesso originario del loro paese: la loro lingua primitiva era il Teda, che è infatti il linguaggio dei Tebbu." E' possibile che quest'ultima parte derivi dalle notizie fornite da Duveyrier (I Tuaregh del Nord), ma altrettanto possibile che la cosa sia stata riferita a Zoli come una autentica tradizione locale. E Comunque abbiamo i Tebu che di nuovo fanno capolino a Murzuk. C'è anche una NEW ENTRY: i Gioàla.

Lorenzo De Cola

 
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