Non solo tra i pigmei Ba Binga

In un gran bel libro (Fiumi di pietra, Edizioni Lativa, 1986)) scritto dal nostro Presidente, e tuttora punto di riferimento per gli studi sull'arte rupestre del Messak Settafet (Libia), a proposito dei celebri elefanti di In Galguien si legge (pag 50) che il tipo di caccia con la sola lancia all'elefante, come raffigurata nell'incisione, è un sistema venatorio praticato dai pigmei Ba Binga, nelle foreste del Gabon. Il cacciatore si pone sotto il ventre dell'elefante con una lancia piantata nel terreno e i battitori improvvisamente provocano un frastuono in una direzione diversa dalla quale è diretto lo sguardo del pachiderma. Quest'ultimo per girarsi in velocità DEVE accucciarsi sulle zampe posteriori, e così facendo si infigge da solo la grossa lancia nel ventre e muore dissanguatoSegnalo comunque che lo stesso sistema veniva usato fino a pochi decenni or sono nell'area del Bahr el Ghazal (fiume delle gazzelle), inteso questa volta come affluente sinistro (occidentale) che si getta nel Nilo Bianco all'altezza del lago No, vicino a Yoyniang.

Ce lo racconta il padre Pietro Ribero in "Vita selvaggia nel Bahr el Ghazal", edito dall'Istituto Missioni Africane di Verona nel 1947). Il libro ci descrive un missionario letteralmente divorato dalla passione per la caccia e più che contento di procurare cibo tramite la sua passione ogni volta che ve ne fosse bisogno. Il missionario è un buon conoscitore degli animali: in poche righe destituisce di credibilità la diceria che vi siano elefanti con quattro zanne. La sua descrizione della tecnica venatoria all'elefante mi sembra quindi assai credibile, anche quando dice che "alcune tribù" utilizzino questa tecnica.

P. 23 "Presso alcune tribù si adopera solo la lancia per la caccia agli elefanti, ecco come.

Si costituisce un gruppo di uomini e giovanotti volonterosi: i quali preparano una lancia lunga una settantina di centimetri, larga, ben affilata e appuntita. La innestano ad una lancia lunga tre o quattro metri e con essa partono in cerca di elefanti. Oltre alla poderosa alabarda che forma il perno della spedizione ed è portata dai più robusti, ogni uomo della comitiva è armato di lance ordinarie.

Avvicinato di sottovento a tergo un elefante, gli conficcano l'arma tagliente nel fianco e con destrezza da saltimbanchi seguono le prime mosse dell'animale colpito, senza mai mollare, anzi spingendola con tutta la forza, per allargare sempre più la ferita. Nello stesso tempo altri uomini sbucano da varie parti e scagliano i loro giavellotti mirando alle parti più vulnerabili e più vitali. La lotta è impegnata. L'abilità degli assalitori concederà una vittoria più o meno facile con un numero più o meno ridotto di malmenati o anche uccisi dalla furia elefantina".

La differenza più evidente tra questa caccia è quella dei Ba Binga è che in quel caso il capocaccia riesce a giungere tra le zampe dell'elefante, manovra evidentemente possibile in caso di fitta giungla e del tutto impossibile in caso di savana.

Il fatto di ritrovare questa tecnica venatoria in Sudan, a mio avviso è interessante in quanto il paragone venatorio riguarda un'area geograficamente più vicina all'incisione e nello stesso tempo segnala una vasta estensione di questa singolare tecnica venatoria.

Che sia un'eredità di quel sostrato culturale africano di base più volte ipotizzato?

Lorenzo De Cola