L'inquietante uomo di Flores

Riassumo in estrema sintesi l'articolo di Kate Wong apparso su Le scienze di Gennaio 2010.

Nel 2004 a Liang Bua, una grotta in Indonesia vennero scavati alcuni reperti ossei tra cui quello di un parziale scheletro LB1di una donna adulta alta poco più di un metro e con un cervello pari a 1/3 del nostro (più o meno quello di uno scimpanzé). Gli scavatori proposero si trattasse di una specie umana sconosciuta, e cioè un discendente di Homo erectus la prima specie migrante di uomo, e che le piccole dimensioni fossero la risposta evolutiva alle scarse risorse ambientali: un fenomeno documentato per altri mammiferi ma mai per esseri umani. (vedremo sotto che questa prima proposta è mutata, e non si parla più di Homo erectus)

Ma non basta: Homo florisiensis (se esiste) inverte la tendenza all'aumento del volume del cervello. Nello stesso deposito dei resti ossei vengono trovati utensili e resti di macellazione che non sembravano compatibili con le capacità derivanti dal ridotto volume cerebrale. E non basta: altrettanto incompatibile è che i resti siano datati a 18000 anni fa, e cioè molte migliaia di anni dopo la scomparsa dell'uomo di Neanderthal.

Gli oppositori a tutte queste novità sostengono che l'esemplare rinvenuto era affetto da patologia che impedisce la crescita, e proposero spiegazioni che vanno dal cretinismo alla sindrome di Laron (blocco della crescita).

Ora K.Wong dice che i due schieramenti devono riconsiderare aspetti della loro interpretazione, ma aggiunge che ciò deve avvenire anche alla luce di nuove scoperte come la migrazione fuori dall'Africa degli OMININI (gruppo onnicomprensivo di tutte le specie che fanno parte della discendenza umana dopo la separazione tra uomo e scimpanzè).

Detto da lei!

Tornando al nostro scheletro, il fatto è che questo reperto così "moderno" ha caratteristiche in parte così arcaiche da farlo paragonare a quello di Lucy (3,2 milioni di anni fa).  E ha anche caratteristiche semplicemente scimmiesche, ma altre assolutamente bizzarre: ha un alluce straordinariamente moderno inserito in un piede che ha la lunghezza del 70% del femore! Paragonabile ai piedi del Bonobo. LB1 (è il nome di questo scheletro) camminava in posizione eretta, ma con piedoni di quel genere era come se calzasse le pinne! (immaginatevi quando si trattava di fuggire!). Ma le caratteristiche arcaiche in uno scheletro così "moderno" non si fermano quì. In un remoto passato Homo habilis aveva una miscela di caratteristiche arcaiche e meno, e ciò spinge i ricercatori a chiedersi se anche LB1 e gli abitanti di Flores appartengano a una specie (nuova) primitiva di Homo che NON discenda da H.erectus (che ha proporzioni fisiche simili alle nostre). Ecco la nuova ipotesi che supera quella esposta all'inizio.

Su "Journal of Human Evolution" sono apparsi i risultati di questo studio: l'uomo di Flores occuperebbe due possibili posizioni nell'albero genealogico degli ominini: 1) successivo a H. rudolfensis (2,3 milioni di anni fa) ma antecedente a H.abilis (2 milioni di anni fa), oppure 2) dopo H.abilis, ma prima di H.erectus (1,8 milioni di anni fa). Si assesta quindi un duro colpo all'ipotesi che l'uomo di Flores derivi da H.erectus (fino a oggi il primo ominino a miograre).

Uno dei coordinatori dello scavo del sito dell'isola di Flores pensa che il nanismo insulare abbia sì influito, ma che già al loro arrivo questi ominini abbiano avuto dimensioni molto più piccole dei più piccoli H.erectus conosciuti.

Gli strumenti litici utilizzati utilizzano la stessa tecnica di quella del sito di Mata Menge (880.000 anni fa), a 50 Km da Liang Bua,  e nel complesso somigliano notevolmente ai manufatti provenienti da Olduvai Gorge (Tanzania da 1,9 a 1,2 milioni di anni fa) costruiti da H.abilis (che ha preceduto H.erectus).

E, se volessimo provare a capirci qualcosa?

Beh, la semplice  possibilità che un membro del genere Homo abbia lasciato l'Africa circa 2 milioni di anni fa, e che i suoi discendenti siano rimasti vivi fino a qualche migliaio di anni fa è un'ipotesi straordinariamente stimolante. Significa che non sono stati necessari il gran cervello e i lunghi arti e la complessa tecnologia di H.erectus (1,8 milioni di anni fa) per compiere il gran passo.

Attualmente la prova della più antica migrazione dall'Africa è quella di Dmanisi (Georgia) con i suoi resti di H.erectus (che è susseguente a H. abilis e rientra quindi nella teoria oggi dominante) di statura molto piccola.

Vorrebbe dire che esemplari così primitivi come la piccola Lucy, non hanno chiesto il permesso ai paleoantropologi  e sono partiti per una migrazione fuori dall'Africa  (e che migrazione!) almeno 200.000anni prima di quanto fino ad ora ufficialmente ipotizzato.

In un prossimo futuro vedremo se una patologia umana non identificata possa ridurre il volume cervicale E causare una caratteristica del corpo simile a quella degli australopitechi. Possibilità non ancora esclusa, ma assai poco probabile.

Se questo ominino fosse stato trovato in Africa e risalisse a due milioni di anni fa, allora sarebbe tutto sotto controllo, ma così NON è.

Chissà cosa verrà alla luce nei prossimi anni a Timor, Celebes, Giava, e nel Borneo. Gli antropologi devono trovare la risposta al "buco" di documentazione di questo genere in un arco di tempo da due milioni a diciottomila anni fa. E lo devono trovare in quei luoghi perchè nell'area continentale dall'Africa all'Indonesia (ci viene detto che) è più raro trovare strati dell'età giusta che siano esposti.

Lorenzo De Cola