Un frammento di Al Bakri sui Bejae di Al Idrisi sul...Gilf?

di Lorenzo De Cola

Un testo piccolo ma intenso (Desert Travellers from Herodotus to T.E. Lawrence - autori vari Astene Publications ISBN 0953970000) è una vera miniera di informazioni per tutti noi. A pag 24 si legge che:

Alo Bakri (1040-1094) nel suo Masalik wa al Mamalik (titolo già straordinario!) riporta che... si dice che nel deserto tra Qus e Aswan c'è una montagna con una miniera di smeraldi verdi, ma il pericolo sorge a causa dei Bega (per noi Beja), dei Nubiani e a causa di altre tribu della Nubia e degli arabi.

Elenca le tribù degli arabi che sono pericolose, ma il fascino per noi è che la miniera nel DESERTO conterrebbe pietre VERDI. Nessuno ha mai trovato la miniera, ma noi a volte troviamo le pietre verdi, che tuttavia non sono smeraldi.

Chissà cosa direbbe Al Bakri se fosse vivo e ricevesse un frammento di Silica da esaminare!

Pag 25. Al Idrisi, a metà del 12° sec. nel suo Nuzhat al-mushtaq fi ikhtiraq al afaq (titolo di maggior pompa e minor impatto) ci ha lasciato un frammento che per noi è una vera delizia. (questa però non è farina del mio sacco, ma del sacco del nostro presidente)

"A ovest di Aswan vi sono oasi oggi quasi disabitate, ma in passato abitate. (...) Nell'oasi di Kharga (...) si usava nel passato come rotta per il Ghana con piste ben battute, ma ora abbandonate. In mezzo c'è il monte Alsani, molto alto...e il lapis lazuli viene estratto da un minerale (presente) nel monte, viene portato in terra d'Egitto dove viene lavorato."

Segue un interessante dibattito per capire se il minerale di base sia stato quello da cui nell'egitto medioevale si ottenevano ancora lapislazzuli artificiali (o farlocchi).

Lorenzo De Cola