Arnaldo Cipolla, AL LAGO CIAD (dic 1934)

Il libro (casa editrice Giacomo Agnelli Milano) è una miniera di notizie interessanti, a condizione di sapere che la visione (dichiaratamente fascista) dell'autore è tale da privilegiare alcune circostanze e appena accennarne ad altre. Mi riferisco per esempio alle molte affermazioni concernenti la "speranza" di molti commercianti ciadiani (così viene scritto) che l'impero fascista si aprisse la via - attraverso il deserto e il resto d'Africa - all'Atlantico. Si, avete capito bene. Infatti il sottotitolo del libro è "lungo le vie atlantiche della Libia". Ciò detto, e dunque considerata la pesante tara che il libro reca nelle sue pagine, va detto che Arnaldo Cipolla era un corrispondente del Corriere della Sera e che per lavoro e per passione fece il giro del mondo, scrivendo articoli e libri che si leggono con piacere e che rivelano ancor oggi la profondità di intenti culturali e etnologici che li caratterizza. Le prime pagine sono una girandola di notizie di contestualizzazione (per il lettore d'allora) di cosa fosse il Ciad e di che rilievo avesse o potesse avere in futuro per lo scacchiere africano. E cominciano le notizie curiose. A pag 8 ci viene detto che il sultano di Kano si prepara a un pellegrinaggio alla Mecca in...auto! (roba da far invidia a Almasy). L'itinerario è Niger Uadai Darfur Sudan Inglese Khartum. A pag 10 apprendo che Balbo (Italo Balbo, non il Balbo dei fratelli Castiglioni...) sorvolò il Tibesti (argomento che Cipolla non manca di sottolineare per alimentare nel lettore le sue speranze di futuri itinerari africani del futuro impero...). A pag 11 12 ci vengono riassunti i commerci Libia-Ciad. Si tratta di cospicui commerci, che non credevo esistessero ancora in quella misura negli anni trenta. A pag 13 ci viene ricordata la spedizione della Duchessa Elena d'Aosta (1932) Nguigmi Bilma Djado....Tummo! (comunque una bella passeggiatina!) A pag 37 viene citata una circostanza assai interessante: viene menzionato uno svedese che girava in Africa da tre anni con due cammelli. Sarebbe estremamente interessante ritrovare i diari di questo viaggiatore, che devono essere una vera miniera di informazioni utili e poco note. Poi una considerazione più ludica: ma chi va a dirlo a Bergmann che è stato preceduto? A pag 64 una convinzione ciadiana: il lago Ciad subisce periodi di grandi magre e di grandi piene ogni 5 anni e ogni 80 anni si produce un disseccamento quasi totale dell'intera superficie lacustre seguito da una piena formidabile. Cipolla aggiunge prudentemente che tutto ciò concerne un problema che la "scienza geografica" non ha ancora risolto. Ma dal punto di vista nostro interessante ritenere che vi è la tradizione di enormi variazioni di livello del lago. A pag 100 veniamo informati che gli Haddam Nisciab sono una tribù ciadiana che è l'unica a usare l'arco (siamo a S di Mao) A pag 119 abbiamo un'idea di come nasca una incredibile leggenda: a proposito di un episodio di lotta tra donne fuori del forte di Mao, un militare francese racconta a Cipolla alcune storie "appena credibili" di "battaglie fra donne Tibbu e donne Targui, nel caos coloratissimo dello Unianga Kebir, nella depressione fra Tibesti e Ennedi: Battaglie fra sole donne con con le armi degli uomini e spesso a cavallo sulle rive dei laghi salati d'un azzurro intensissimo, limitati da alte roccie (sic) bianche coperte di preistorici bassorilievi riproducenti faccie (sic) di umanità sconosciute". No comment. A pag 121 un particolare interessante sulla Takuba, la spada dei Tuaregh. E' una spada dritta e senza punta, per colpire esclusivamente di taglio, come afferma Tito Livio. Infine a pag 127 un cenno sui "tam tam " dei "guerrieri Goran cioè Tibbu. Questi armati di zagaglie si contentano di passeggiare a grandi passi con un'aria che senza dubbio immaginano impressionante e bellicosa". Lasciamo dunque Cipolla con i suoi capitoli "l'ombra di Matteucci e la priorità dell'Italia al Ciad" e "nozione italico-novecentista del Sahara" in viaggio verso il Camerun e il Congo.

Lorenzo De Cola